Studio Associato degli Architetti G. Cavallucci & L. Girau

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III Convegno Euromediterraneo. I Paesaggi del Mediterraneo: Tutela e Valorizzazione

 

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 Il Piano Paesaggistico Regionale ed il paesaggio periurbano. Un’esperienza di buona pratica per la valorizzazione e riqualificazione delle aree del Golfo Orientale di Cagliari.

di Luisella Girau*

Vorrei in premessa, ringraziare tutti per questo interessante confronto. Gli argomenti e le specificità professionali che i colleghi hanno fin qui illustrato, delineando l’operare in contesti e culture diverse, hanno arricchito il dibattito di informazioni applicative e vorrei dire, in qualche modo mi hanno rasserenato. Nel senso che la crescita immobiliare del litorale spagnolo che Fabian Llisterri ha illustrato, è talmente selvaggia che lo stato di salute della natura in Sardegna, al di là delle zone urbane o dei litorali più turistici, appare in qualche modo protetta nella identità sia culturale che paesaggistica.

Desidero in questa sede, portare il progetto EXTRAMET promosso dall’ Ass. Enti Locali Finanze ed Urbanistica della Regione Sardegna: Lo spazio rurale nel contesto della nuova metropolizzazione. Il caso di studio dell’ area metropolitana di Cagliari, recentemente pubblicato (1). A partire dalla identificazione dei lineamenti di un progetto di ricerca che doveva essere ben strutturato ma flessibile, così da essere riutilizzabile in altri contesti territoriali.

Tra gli obiettivi vi era infatti la ripetibilità del metodo applicativo e la capacità di delineare ipotesi di valorizzazione e riqualificazione del territorio periurbano finalizzate all’attuazione del Piano Paesaggistico Regionale.

Il gruppo di lavoro fondato sullo scambio di esperienze, l’interdisciplinarietà professionale con le Regioni partners del “Mediterraneo Occidentale”, ha visto coinvolte diverse regioni italiane, tra cui la Calabria, la Basilicata, la Liguria, la Sicilia e diversi paesi europei, tra cui la Grecia, la Spagna, il Portogallo ed altri ancora. Il fulcro dell’incarico è concreto: la conoscenza, sostenuta dai sopralluoghi, richiedendo ai vari professionisti di analizzare, dal punto di vista dell’approccio metodologico, un territorio tra l’urbano e il rurale in quelle aree che sono così intensamente edificate da essere definibili come “campagne urbanizzate”.

In realtà il problema della conoscenza del territorio è proprio tra le istanze della pianificazione territoriale in adeguamento al Piano Paesaggistico Regionale. Si vuol dire della puntualizzazione ricognitiva nel processo di riordino delle conoscenze, interno alla procedura della pianificazione urbanistica comunale. Si tratta infatti, di identificare le aree territoriali in condizione di vulnerabilità per il mantenimento della qualità paesaggistica; le aree che tale qualità, l’hanno persa del tutto, oppure viceversa, le parti ancora in equilibrio, dove integrità e bellezza ovvero la valenza estetica e culturale del paesaggio o lo specifico pregio panoramico, costituiscono una risorsa non riproducibile ma essenziale anche per il benessere economico del turismo o nelle attività di integrazione agricole o agrituristiche della popolazione.

Iniziamo con alcune immagini, per introdurre la descrizione dell’ambiente antropizzato, dove dalla prospettiva aerea, si osserva quanto la natura o il paesaggio originariamente agricolo e silvo- pastorale sia stato trasformato e densamente edificato. Tali aree sono riconoscibili facilmente. Così come si identificano le zone ibride, caratterizzate da fenomeni costruttivi “spontanei”, che in Quartu S. Elena, assumono la caratteristica in alcune aree di veri e propri “abusi di necessità”.

Il fenomeno data la loro diffusa presenza, rappresenta un bisogno sociale, per il quale occorre il monitoraggio adeguato, il sostegno all’amministrazione comunale da parte dell’istituzione regionale perché lo si possa affrontare con l’attenzione che merita, data la vulnerabilità a cui espone questa parte orientale del golfo cagliaritano a dinamiche non controllate di consumo territoriale delle risorse naturali.

Si osserva una fascia lungo la costa fortemente edificata, di cui questa immagine ne esemplifica i risultati, mentre l’immagine “dal Monte” consente la visione della densità e la identificazione di alcuni componenti puntuali o lineari di frammentazione paesaggistica.

Dal punto di vista degli apporti professionali il gruppo di lavoro, fortemente poliedrico nella formazione disciplinare ma coeso, ha fatto la differenza. Soprattutto nella disponibilità a mettersi in gioco ed a sperimentare di comune accordo, tra dimensione tecnica ed istituzionale, la propria esperienza disciplinare, coinvolgendo nel progetto un equipe esterna costituita da un architetto, un ingegnere, una archeologa, una psicologa ambientale, una sociologa, una agronoma forestale ed alcuni funzionari regionali tra architetti ed ingegneri.

Le linee guida dei contenuti in convenzione sono offerte dagli studi di Gabriele Paolinelli, Criteri progettuali per la riqualificazione della piana di Firenze (2003).

Ai professionisti veniva richiesto l’acquisizione di nozioni complesse e di informazioni territoriali che sono state avviate a partire da un assunto sul significato semiologico di paesaggio. L’interpretazione proposta del termine che si voleva indagare è così definito: il paesaggio inteso quale segno e materia figurativa della costruzione materiale del suolo, finalizzato alla sua stabilità (Gianfranco Di Pietro, 2000).

Da questo punto di vista l’ importanza assunta dalla ricognizione “diretta” e dal sopralluogo è stata sviluppata con diversi metodi e strumenti operativi, fondando sul senso semiologico e naturale del paesaggio, un nucleo intrecciato riconoscibile di valori e di risorse, indispensabile alla comprensione dell’evoluzione dell’ uso territoriale, che ha consentito di identificare gli elementi più caratterizzanti dell’identità paesaggistica. Senso identitario del paesaggio, che si è relazionato all’utilizzo antropico, col significativo apporto degli abitanti che su quei luoghi vivono. Sono state selezionate per lo studio le località “campione”, ritenute emblematiche per varietà e diversità: lo scenario paesaggistico di Simbirizzi, Riu Pau, Cala Regina e la porzione d’ambito compresa tra il Rio Foxi ed il Riu Pau.

Ovvero cercando di capire quanto la popolazione nei luoghi e di tutti i luoghi del paesaggio che noi andavamo indagando, confermavano o riconoscevano della nostra interpretazione e della nostra diagnosi. Consapevoli d’altra parte, che proprio questa sia la vera sfida che ci impone la Convenzione Europea sul Paesaggio. Cioè quella di verificare le attese e le aspettative della popolazione, dei luoghi del paesaggio per le quali si propongono ipotesi di riqualificazione e valorizzazione. In questo senso la multi criterialità dell’approccio e anche il massimo della diversità professionale, è stata da noi considerata, sempre e comunque una ricchezza.

A proposito della formulazione del modulo evolutivo della ricerca, questa ha contemplato sia l’approccio alla pianificazione di macro ambito, sia la volontà di valorizzare la specificità dei luoghi. In questo caso gli elementi caratterizzanti considerati sono: lo scenario paesaggistico, il luogo o sito di rilevazione fotografico, l’ uso del suolo e le utilità per la pianificazione territoriale derivate dalla ricerca delle corrispondenze cartografiche.

Così attraversando in lungo e in largo, il territorio extraurbano del comune di Quartu Sant’Elena, ci si appropria dei luoghi, e degli scenari che come avete potuto vedere sono molto vari e diversificati. Si passa dalle zone agro-pastorali a volte attraversate dai ripetuti incendi, dalle quali si percepiscono straordinarie vedute, in quanto è sufficiente una leggera altimetria per avere delle visuali panoramiche fino all’orizzonte sul mare, a zone che invece, pur mantenendo un grado di naturalità abbastanza elevato, virano verso il degrado. E’ il caso delle aste fluviali. Nel territorio ci sono infatti tre corsi d’acqua, prevalentemente di natura torrentizia, che richiamano tutte le caratteristiche, tra vantaggi e svantaggi, che questi bacini imbriferi comportano ed il cui degrado è senz’altro accentuato dalla trasformazione in atto o pregressa, a seguito dell’attività edile.

Tale particolarità merita un piccolo inciso, evidenziata dall’immagine fotografica che comprende lo scenario paesaggistico sul Rio Pau,che sfocia poi al mare, lungo la strada provinciale per Villasimius. E’ questa, una delle zone più densamente edificate, come avete visto prima nella veduta aerea. Vi è insediata una popolazione molto varia e differenziata, per condizione economica e appartenenza sociale, nel senso che si alternano e risultano affiancate situazioni di sicuro benessere, con ville e villette e contemporaneamente, si osservano fenomeni abusivi di grandissima portata, che hanno determinato l’occultamento della accessibilità al mare e addirittura, l’occupazione del suolo sia di una parte della sezione stradale veicolare ma anche dei percorsi pedonali e degli argini fluviali.

Quindi vi dicevo, spiagge, fiumi con le loro foci a mare, monte e scenari paesaggistici rurali corrispondenti, sono documentati con i punti di stazione fotografica, trascritti su supporto informatico cartografico GIS. Per necessità di sintesi mi limito a segnalare gli originali indicatori metodologici spaziando tra foto, abachi e cartografia di pochi contesti significativi per varietà e diversità, e per tale ragione emblematici nella puntualizzazione della metodologia.

L’immagine dello stagno artificiale di Simbirizzi, scelto per la panoramicità, per le potenzialità naturalistiche legate allo specchio d’acqua ma anche per lo stato di degrado e di abbandono riscontrato nella parte verso il Margine Rosso, consente di farvi rendere conto dell’ambiente e soprattutto della diversità dei luoghi in questa parte del territorio. Si tratta di un invaso d’acqua, realizzato per migliorare la produttività del territorio agricolo.

La corrispondenza tra ampiezza dello scenario, punto di stazione fotografica e lo strumento tecnico della SCHEDA D’ AMBIENTE che qui vedete in proiezione, mostra uno scenario molto ampio con nel fondale la visibilità della Sella del Diavolo di Cagliari. Questo in particolare è la “tessera” del mosaico relativo al primo scenario che è servito per impostare la procedura metodologica. Si tratta di un abaco di sintesi della conoscenza. Considera tre parti: il riordino delle conoscenze; le prestazioni dei suoi elementi ed i requisiti ambientali con i risultati dei sopralluoghi e le indicazioni strategico progettuali.

Nel primo spazio in orizzontale, sono indicati i valori scientifici naturali e geologici, seguono i valori sui beni culturali, i valori ricreazionali. Nella parte centrale vengono raccolti e analizzati i dati relativi al sopralluogo, con le osservazioni interpretative relativamente alle caratteristiche peculiari dello scenario paesaggistico, identificati in cartografia, ma anche una serie di variabili concernenti per esempio: la sua dimensione. Se risulta ampio, piccolo o di media dimensione. Si registrano le caratteristiche dell’architettura del paesaggio: se culturalmente elaborata o viceversa i vari gradi di antropizzazione e naturalità e così via.

In sintesi, con tutta una serie di altri parametri e valori contiene l’analisi sul territorio, compresi i fattori di frammentazione di cui si diceva. Infine la terza parte è una parte delle analisi sulle prestazioni che gli elementi ambientali offrono e che indirizzano alle ipotesi di progetto. Ovvero in prospettiva focalizza gli assetti futuri di riqualificazione ed i vari gradi di valorizzazione degli “scenari”.

Viene in questo modo segnalata la relazione tra analisi e progetto e tra luoghi e pratica della pianificazione, sempre a partire dai fattori reali di frammentazione paesaggistica, come le strade, che hanno rappresentato un riferimento importante, per la trascrizione delle tracce cartografiche e per gli stessi punti di stazione fotografici. La ricognizione a partire dalla strada, ci informa sui valori di uso del suolo e della tessitura rurale, sull’uso del suolo urbano e non urbano, sulla tessitura agraria e agro-pastorale, le emergenze, i contrasti, le varietà morfologiche. Questa scheda entra nel merito del carattere e della struttura paesaggistica del territorio, così da poter strutturare la raccolta delle “tessere” in un mosaico degli scenari paesaggistici. In prospettiva configurabile nel loro insieme, in un ATLANTE.

Indica i vincoli normativi o sovraordinati; entra nel merito dello specifico panoramico e del pregio culturale con indicatori specifici quali: vegetazione, presenza/assenza d’ acqua, caratteristica della costa, identità e forme costruite, articolazione catastale. Nella terza parte mette in relazione invece, la vulnerabilità dello scenario paesaggistico con le potenzialità d’ uso e con le conclusioni, ovvero la proposta di riqualificazione e progetto.

Per quanto riguarda la SCHEDA SULL’ EDIFICATO questa entra nel merito della classificazione del suo valore così da estendere il campo della conoscenza non solo agli edifici storicizzati o a quelli ottocenteschi ma all’Architettura, nel lento e costante avvicinamento del costruire alla composizione “moderna”, influenzata dal razionalismo del ‘900.

L’IDEOGRAMMA DEL PROGETTO, mostra l’insieme degli obiettivi, tra la prima fase della ricerca ed in prospettiva gli sviluppi possibili, relativamente alla descrizione, classificazione e gestione dello specifico panoramico.

Dunque sono stati considerati numerosi stratti informativi. Tuttavia non abbiamo una dimensione cartografica unica, per quanto riguarda l’ estensione degli scenari, poiché essa dipende dalla visione di quello che si osserva a partire dal punto di stazione fotografica e termina dove sussiste una barriera che ne impedisce la ulteriore visibilità o panoramicità. In questo senso a seconda del contesto territoriale e soprattutto in relazione alla morfologia del terreno, le dimensioni degli scenari possono essere piccoli, medi o molto ampi.

Un’ altra immagine mostra lo scenario di Cala Regina, nel limite estremo del comune. E’stato scelto per la valenza ambientale e turistica (possibilità di fruizione dell’area non solo balneare o per la pesca subacquea ma anche escursionistica e didattica) ma caratterizzato da una totale carenza di servizi. Tra gli allegati ed elaborati prodotti, la sua scheda d’ ambiente e la cartografia.

L’ analisi su Rio Pau di cui si è visto prima lo scenario “dalla strada” per Villasimius. E’ stata composta secondo i criteri osservati. Comprende la confluenza dei suoi affluenti, il Rio Pispisa e il Rio Sa Tanca, valutato il più significativo nel racchiudere e comprendere caratteri fortemente negativi (l’abusivismo edilizio sia in forma di baracche che di vere e proprie ville fin sull’argine del rio; l’abbandono dei luoghi, riscontrabile sia alla foce che lungo tutto il corso dei fiumi, trasformati in discariche a cielo aperto) insieme a caratteri fortemente positivi: il fiume come potenziale corridoio ecologico, l’elevata panoramicità di alcune porzioni del territorio, la permanenza di caratteri rurali all’interno, che si manifesta sia con la presenza di vigneti, mandorleti, frutteti qui ancora regolarmente curati e coltivati, sia con la presenza di fabbricati rurali storici, alcuni abbandonati altri restaurati e abitati. Ed inoltre la porzione del territorio in parte coincidente con lo scenario del Rio Pau ma estesa fino al Rio Foxi, poiché considerata particolarmente a rischio per i fenomeni negativi sopra citati e perché presenta una forte connotazione rurale da tutelare, come nel corso del lavoro sia i sopralluoghi e poi, gli incontri con gli abitanti hanno confermato.

Utilizzando per gli approfondimenti di “area” i percorsi campestri con gli scenari secondari, che attraversano le zone, allontanandosi dall’alveo fluviale.

Qui infatti è stata applicata “l’appendice” di approfondimento degli studi sul monitoraggio dell’edificato. Nel senso che parallelamente al mosaico sulle tematiche ambientali e paesaggistiche è stato progettato un mosaico capace di: censire, analizzare, le abitazioni extraurbane che si trovano in quel determinato scenario. Pur trattandosi di scenario dalla strada e quindi di “stretta configurazione dimensionale”, poiché chiuso da edificato. I dati e le informazioni in dotazione agli uffici tecnici del comune hanno consentito di puntualizzarne i contenuti, anche sulla base della necessità di non disperdere l’archivio o meglio sulla base della necessità di identificare un sistema informativo relativo alle sanatorie edilizie degli anni ‘80 e ‘90. Dato che proprio tale ventennio registra accelerazioni trasformative e attività edilizie intense. Quindi l’idea di un monitoraggio adeguato attraverso questo tipo di censimento, avrebbe consentito al comune, di sistematizzare le informazioni ed inoltre, di non perdere questa grande quantità di dati ancora disponibili.

Dati che per una quota che si suppone consistente, consentono di studiare e analizzare l’evolversi del tessuto edilizio, proprio in funzione di quanto accennato in premessa, per la necessità cioè, di andare oltre il manufatto storico ed allargare il campo della conoscenza. La volontà è quella di cogliere la contaminazione dell’architettura allo “scatolame” di varia influenza “modernista” come diceva F.L.Wright, ed alle altre forme compositive quali le costruzioni abusive, dovute a scarsità di risorse, povertà di materiali, semplicità funzionale, e così via, che comunque sono un dato del patrimonio edilizio esistente, che occorre conoscere ed anche con il quale occorre confrontarsi.

Si tratta di abachi che possono essere utilizzati anche in altri campi tematici di ricerca ed applicati in contesti geografici o urbanistici diversi. Consentono, come potete vedere, la sintesi dei contenuti informativi a partire dal numero civico, la planimetria, l’identificazione catastale, la data di costruzione, le caratteristiche funzionali e delle infrastrutture ed aspetto importante, la relazione tra l’edificio e il suo fondo. Cioè le relazioni di connessione che l’architettura, il manufatto, intesse e determina con l’intorno e quindi con lo scenario paesaggistico nel quale è inserito e di cui fa parte. Se poi da questa metodologia si evidenzia la necessità di estendere gli studi alla globalità degli edifici situati nelle zone agricole e collinari del territorio che ancora conservano qualità ed equilibrio ambientale, il problema della selezione riemerge nel momento in cui si individuano le relazioni con le norme di attuazione che il Piano Paesaggistico Regionale assegna loro, così da definire le categorie di intervento ammissibili, per la necessità cioè di classificare gli edifici secondo una scala di valori decrescente, ai quali far corrispondere interventi progressivamente più incisivi in riferimento proprio alle indicazioni normative.

Per tale ragione nella scheda dell’edificato in campagna, sono stati considerati una serie di indicatori indispensabili ai successivi livelli interpretativi, verificati e puntualizzati a seguito dei sopralluoghi. In questo senso negli indicatori di legenda dell’edificato, sono stati selezionati i criteri interpretativi di riferimento, ovvero la determinazione del Nullo Valore Architettonico Ambientale; lo Scarso Valore Architettonico Ambientale; il Valore Architettonico Ambientale; il Rilevante Valore Architettonico Ambientale. Segnalo brevemente, che gli ultimi due indicatori di valore riguardano prevalentemente gli edifici storici, ottocenteschi, tutelati dalla legge del ’39. Per le valutazioni interpretative che riguardano invece le altre fasi storiche dello sviluppo insediativo e l’evoluzione delle tipologie edilizie, tra cui le costruzioni fino agli anni ’50, possono essere suggeriti alcuni criteri interpretativi. Tra questi le modalità di realizzazione del progetto: a) sincronico, se trattasi di un progetto realizzato in un’ unica e coerente fase di costruzione; b) diacronica, se trattasi di una composizione architettonica dove gli ambienti e le funzioni assegnate al corpo principale, si “allargano” in tempi diversi; adeguando tecniche costruttive differenti; la qualità dei servizi, o la qualità abitativa e così via

Per quanto riguarda alcuni contenuti delle fasi di lavoro sviluppate, posso citare tra i più incisivi: lo studio dello specifico “visivo” e del pregio culturale, utile al fine generale della pianificazione ma anche per indicare strategie di controllo successive, laddove si considerassero come previsto dal modulo metodologico, gli indicatori della accessibilità, della visibilità e della capacità di accogliere eventuali sviluppi, a partire proprio dalle infrastrutture viarie che consentono un approccio al paesaggio localizzato. Gli strati informativi messi a punto hanno riguardato i dati precedentemente citati con una cura particolare ai percorsi seguiti durante i sopralluoghi, suddivisi per tipo (in auto o a piedi, strada asfaltata, sterrata, sentiero, etc.) con l’indicazione della lunghezza del percorso e del nome della strada; soprattutto relativamente alle emergenze storico culturali che sono state verificate sul terreno, con l’indicazione delle coordinate, la quota s.l.m., la località, il toponimo, la tipologia, la cronologia, ed altri valori riscontrabili visivamente, in stretta relazione con i punti di stazione fotografica”. Tali informazioni sono state adeguatamente poste in relazione alle più disparate fonti di riferimento sia dirette che indirette che il processo conoscitivo della pianificazione territoriale esige. In ogni modo, l’esperienza sul campo ha confermato la difficoltà di attuazione di procedure non consone ad affrontare la diversità dei luoghi del paesaggio. O meglio, ha dimostrato che la pianificazione urbanistica, dotata di archivi corrispondenti ai fascicoli cartografici di zona, nella ipotesi di iniziative migliorative degli scenari, offre molteplici e diversi fini operativi. Questi spaziano come ho cercato di suggerire, dalla necessità di sintesi del processo conoscitivo, alle necessità della programmazione delle azioni amministrative, alle attività gestionali e future di nuovi assetti urbanistici e paesaggistici del territorio.. Infatti la struttura analitica è metodologicamente adattabile a dimensioni descrittive più estese. Ovvero è adattabile ad aree o zone con caratteristiche simili. Si vuol dire con elementi caratterizzanti che si ripetono più frequentemente. Infine la procedura tecnica è stata approfondita con l’ applicazione sperimentale degli strumenti della comunicazione e della progettazione partecipata con i residenti. L’apporto dei focus group, finalizzati al recupero di informazioniper la messa in valore dei punti di forza e dei punti di debolezza del territorio, ed inoltre l’ ATELIER effettuato con gli abitanti hanno sviluppato la discussione su quattro temi di indirizzo: la “riqualificazione ambientale dei siti ecologicamente rilevanti; la “riqualificazione delle attività tradizionali; la “riqualificazione socio-culturale”; la “riqualificazione urbanistica”. Dagli incontri sono emerse proposte migliorative dell’ ambiente che sono state analizzate e classificate secondo criteri di valore, dal più alto al più basso, e successivamente ordinate secondo tematismi progettuali simili. Sono stati così segnalati i desiderata della popolazione, formulati con veri e propri intenti di progettazione. E’ stata comunque identificata nel vuoto della conoscenza, il fattore principale e la causa dell’ abbandono e dei comportamenti incivili che procurano il consumo e l’inquinamento ambientale. Ci si riferisce alla generale, scarsa igiene presente sul territorio che i partecipanti hanno più volte citato, ed inoltre le inadeguate opere di contenimento e manutenzione dei bacini imbriferi d’Ambito. Agli amministratori chiedevano infatti per il territorio extraurbano: la stessa attenzione che viene dedicata alla città. Soprattutto in termini di censimento del “sommerso” edificato, dato che attualmente risulta essere una delle cause più frequenti di inquinamento del sottosuolo. Cosìcchè se un tempo l’omissione poteva rappresentare una convenienza per molti, oggi è un costo per tutti, poiché la manutenzione e lo spurgo sono a carico dell’utente sia per la costruzione “spontanea” che per quella in regola. In questo senso è ormai chiaro che i luoghi rurali-residenziali e viceversa, attraversati da una rete infrastrutturale e funzionale in stato di abbandono e scarsa qualificazione sia architettonica che ambientale non può essere colta come un’opera del nostro tempo. Viene quindi indicata con valore di alta priorità, la necessità di un elenco dell’edificato agricolo nelle aree pedecollinari. Monitoraggio che si vuole capace di una buona conoscenza del territorio, tra architettura e natura e consenta la progettazione di percorsi turistici e culturali, attraversando la indicazione di concrete opportunità di valutazione dei criteri gestionali degli spazi pubblici ai fini del ripristino della qualità e della bellezza del paesaggio. Di ampio respiro progettuale e con alta priorità è indicata anche la sistemazione a parco fluviale di Riu Foxi e Riu Pau, con lo specifico intento di effettuare il monitoraggio dei depuratori presenti, al fine della loro bonifica e per il ripristino dell’equilibrio ecologico ed ambientale, col fine specifico della indispensabile dotazione dei servizi di presidio per la sorveglianza e la sicurezza nel territorio. Tra le annotazioni, ricordo la segnalazione di un progetto d’insieme che offra migliore vivibilità del litorale, l’accessibilità generalizzata dei collegamenti pedonali, la cui cura ed il mantenimento in condizioni di efficienza, sia affidato ad un progetto che ne distingua le differenti prestazioni d’uso, così da ridurre l’ impatto negativo procurato dai veicoli e ne componga un ordinato disegno di armonizzazione sia con gli spazi pubblici del paesaggio urbano che nel paesaggio naturale. In questo senso alcuni presupposti che all’ inizio potevano apparire non prioritari, quale per esempio la forza paesaggistica dell’ esteso compendio, prevalentemente a macchia mediterranea, situata nella parte collinare e montana del comune, è invece risultato un bene identitario. L’ ambito paesaggistico è vissuto dagli abitanti e non solo, come il “polmone verde” del territorio, a cui la popolazione del luogo assegna un’ importate storia culturale e colturale. Molto conosciuto e frequentato e proprio per questo, un ambito da riqualificare ed in alcune parti da presidiare, poiché se ne comprende il delicato equilibrio ecologico in relazione alla fragilità e pericolosità dei rii presenti, ed in relazione alla qualità del Bene nella permanenza della memoria culturale. Un’ ultimo aspetto che vorrei richiamare in conclusione, avvia quanto Vittorio Gazale ci racconterà a proposito del Paesaggio marino Mediterraneo. Si vuole dire della riscontrata adattabilità degli strumenti tecnici illustrati, all’analisi ed alle proposizioni relative allo studio del già citato, specifico panoramico. Per cui l’applicazione mirata su alcune strade o per esempio proprio “dal mare”, consente la identificazione e la successiva valutazione del pregio degli scenari, con l’indicazione di valori decrescenti: dal più basso al più alto, come quelli di eccezionale bellezza “tra architettura e natura” ma osservati da un’altra prospettiva visiva. Allo stesso modo si identificano inoltre, i luoghi del paesaggio senza qualifica estetica e culturale, che seppure intensamente edificati o degradati, sono o possono essere di utilità per la pianificazione urbanistica e paesaggistica, poiché si tratta di aree che se monitorate, sono le aree che meglio si prestano ad accogliere l’incremento di attività e sviluppi insediativi di impatto economico, nonché trasformativi, lasciando alle attività di semplice manutenzione la cura delle aree di pregio ambientale, nel rispetto della integrità e delle fasi evolutive delle specificità naturali del paesaggio e dell’ ambiente. Si è trattato di un progetto di ricerca attraverso il quale si è imparato molto e dove la valorizzazione dell’identità paesaggistica e della pianificazione territoriale, alla fine ha ritrovato la sua principale ragione d’essere nell’interesse comune del riscatto territoriale delle aree extraurbane.

NOTE/BIBLIOGRAFIA: (1) Cfr. i volumi editi dalla Regione Autonoma della Sardegna: EXTRAMET”. Lo spazio rurale nel contesto della nuova metropolizzazione”. Il caso di studio dell’ area metropolitana di Cagliari,R.A. S., Ass. Enti Locali Finanze e Urbanistica (a cura di); per i tipi della Trois, Cagliari 2008. Vedi anche la Rivista scientifico/culturale“Arte, Architettura,Ambiente” n. 12 del 2009, pagg. 41 e ss: Tip. Pisano, Cagliari 2009; la sua divulgazione in internet, nel presente Sito, dove sono pubblicati gli abstracts delle relazioni delle due giornate seminariali, nell’ articolo che la Rivista gli ha dedicato; ed inoltre il sito www.dibaio.com/eventiconvegniseminariconcorsi, per alcuni materiali documentali illustrativi delle presenti note e dei temi trattati nel corso del “III CONVEGNO EUROMEDITERRANEO DI NUORO”. I paesaggi del Mediterraneo: tutela e valorizzazione. (*) Nel frattempo a cura del Consiglio dell’ Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori delle Province di Nuoro ed Ogliastra, sono pubblicati gli ATTI del III Convegno: “I Paesaggi del Mediterraneo, Tutela e Valorizzazione”; settembre 2012. Gli Atti (di cui è curatore scientifico l’ Arch. Salvatore Lai) con le relazioni degli autori partecipanti sono disponibili nella doppia versione italiano/francese. Il convegno si è tenuto il 23 e 24 maggio 2008 nel Museo Etnografico di Via A.Mereu a Nuoro.                © Copyright: All rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Luisella GIRAU. 

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