Studio Associato degli Architetti G. Cavallucci & L. Girau

Paesaggio

Piano Urbanistico della Provincia di Cagliari

Identità estetico-culturale nella percezione del paesaggio.

Un modello interpretativo per alcune riflessioni.

di Luisella Girau 

SOMMARIO

1. Introduzione 

1.1 Alcune riflessioni critiche 

2. Identità estetico culturale dei luoghi nella percezione del paesaggio

2.1 Gli “scenari paesaggistici”, le vedute fotografiche e le interviste 

3. Apertura e prospettive della ricerca

*** 

1. Introduzione

Nei contenuti del “Piano urbanistico della Provincia di Cagliari”, è richiamato il valore polisemico della pianificazione ambientale. Introduzione che annuncia un processo indagatore sul paesaggio, in funzione della poliedricità dei suoi significati, della confluenza in questo di diverse tradizioni disciplinari, ed altresì nella possibilità di svolgere specifiche analisi. Tale principio concettuale induce ad un approccio di conoscenza arricchito da molteplici apporti scientifici. L’assunto avverte quindi il bisogno di confrontarsi con quanto di “ambiguo” è sotteso nella disciplina della pianificazione ambientale, evidenziando le interazioni possibili, non dimentiche di fini operativi incisivi[1].

 In tale contesto sono sviluppate le opportunità che lo studio dell’identità estetica culturale del “luogo” può offrire, nell’approfondimento dei suoi caratteri visivi e panoramici, riferendomi in modo particolare al pregio estetico degli scenari, ai significati spirituali, all’identità ed in generale a quanto occorre comprendere per lo studio dei suoi valori visivi e percettivi.

 Lo studio parte da una considerazione progettuale, intendendo il paesaggio sardo e proprio in ragione del pregio estetico e culturale dei suoi scenari; una risorsa economica non riproducibile[2]. Tale considerazione fondativa è dunque il filo conduttore di un coerente “modello” interpretativo, utile ad alcune riflessioni sull’analisi di tali valori. Evidenziando tramite l’approccio percettivo del paesaggio, quale futuro possa prospettarsi in termini sia concettuali, sia operativi per il territorio sia si è esplorato.

 Il lavoro è stato impostato a partire dal confronto con l’orientamento internazionale della ricerca, dall’esperienza e dalla problematicità delle attività che costituiscono il P.U.P. e da alcune riflessioni di natura etica. In questo senso il paesaggio ed il territorio sono intesi come valori sociali. La relazione tra questi ed il radicamento della comunità, rappresentano gli oggetti da esplorare, con l’interesse specifico di avvicinare “qualità del paesaggio e “percezione” umana. Il metodo adottato è basato sulla conoscenza, sulla disponibilità dei dati del processo conoscitivo, relazionando ove possibile, le opportunità della percezione soggettiva con quella collettiva o di comunità.

 Tra le problematiche, le attività del processo pianificatorio, hanno evidenziato che “sui luoghi”, si compongono fenomeni “prossimi all’etica”, ivi comprendendo anche il progetto (nell’accezione più ampia del termine), in cui l’orientamento culturale, personale e ideologico, sia soggettivo sia collettivo, definisce le modalità d’approccio e dinamiche differenti a seconda che i componenti del processo pianificatorio si considerino isolatamente od interagenti con altri”[3].

Nel processo conoscitivo, l’ assunzione del metodo storico, è considerato strutturante, non solo per la costruzione della memoria della cultura del paesaggio, nell’ambito considerato dallo studio, ma sono considerati indicatori importanti del quadro di riferimento dei contenuti scientifici: il prima, il dopo, le modifiche, l’oggi…[4]

Tuttavia si verifica frequentemente che le operazioni analitiche e progettuali o le aspettative di Piano, non sono facilmente riconducibili ad obiettivi operativi. Per meglio dire, il progetto pianificatorio, comporta rispetto alle analisi, il raggiungimento di un livello d’espressione che spesso non consente l’evidenza dei contenuti analitici in questo riversati. Allo stesso modo la percezione dell’identità del paesaggio, e quindi la relazione con la realtà del luogo e con la gente appare spesso indefinita e inafferrabile[5]. Tale intrecciato nucleo fondativo, richiama quindi prepotentemente, il valore della pianificazione condotta con l’ausilio degli strumenti comunicazionali[6]. Strumenti di vario tipo utili ad approfondimenti successivi e di varia natura: il gesto breve di un’extempora, la fotografia, l’intervista e altri strumenti d’analisi tipici della psicologia ambientale o d’altre discipline, come anche la sensibilità intrinseca al progetto architettonico od ambientale.

Strumenti che accentuano le possibilità di comprensione della trasversalità del paesaggio, caratterizzato da molteplici approcci e intersezioni cosicchè ragionevolmente ed emotivamente percorriamo numerosi percorsi indagatori, contraddistinti da conoscenza soggettiva, collettiva e “oggettiva”.  In ogni caso per riconoscere e valutare i caratteri visivi degli scenari paesaggistici bisogna recarsi sul posto, misurarli e qualche volta “cantarli”, nel senso di prevedere l’ausilio “percettivo” di strumenti di conoscenza “inusuali” per la pianificazione ambientale, come la poesia, la pittura, le cronache storiche o dei viaggiatori ed altre. L’assunzione del metodo percettivo inoltre evita le zonizzazioni urbanistiche, di volta in volta: urbane, industriali, agrarie ecc...Nel tentativo di integrare ambiente/paesaggio/urbanistica [7].

Consapevolezza che induce a confronti scientifici di varia natura e che in questo caso sono sinteticamente riferibili alla valutazione del paesaggio tramite indicatori “estetico visivi” e/o tramite indicatori dei livelli di trasformazione storica. Teorie, studi o modelli d’analisi della percezione ambientale, contenenti istanze sia per la pianificazione paesaggistica, sia per la comprensione della “identità” o dello “spirito”dei luoghi. “Genius loci”la cui comprensione è di estrema complessità e che comprende il senso dell’appartenenza, quello dell’attaccamento, quello simbolico, dei valori pittorici del paesaggio, della “vivibilità”, della loro corrispondenza a diverse funzioni o bisogni della vita quotidiana e così via.

Si può così parlare di “senso del paesaggio” indagato tra polisemia e progetto. La diversità di percezione che caratterizza il rapporto tra persone e ambiente socio-fisico, inteso come “luogo” in cui si specifica la vita quotidiana, fatta dei valori e delle preferenze che esso genera nel comportamento corrente, di cosa motiva lo sguardo dell’osservatore, quali segni testimoniano le radici per l’abitante, quali alterazioni generano disagio od offesa al “comune senso del paesaggio”.

     La rappresentazione, infatti, degli effetti di un insieme di fattori paesistici, deve essere svolta per citarne alcuni, in funzione della “unità e della “scala” o in funzione dell’abitare o dell’attraversare. Per comprendere se è come si possono governare le trasformazioni del paesaggio ed applicare indirizzi di tutela, valorizzazione, riqualificazione...a questa o quella “unità di paesaggio”, o a questa o quella testimonianza sedimentata della storia, o a questa o quella specificità del rapporto tra natura e attività antropiche”[8].

 Il giudizio estetico quindi e proprio in ragione della sua “diversità” rispetto a quello scientifico, propone possibilità d’analisi innovative nel contesto della pianificazione territoriale.

L’analisi della percezione dell’ambiente rispetto al senso estetico e culturale o dello specifico panoramico, è normalmente svolta attraverso indagini dirette: con le interviste rivolte agli abitanti ed all’ osservazione dei comportamenti spontanei[9].

Lo studio si arricchisce di volta in volta, di vari e molteplici “strumenti di ricerca”, sinteticamente riferibili alle visual preference, al valore panoramico degli scenari dalla “strada”, al valore dell’acqua, del suono, delle risorse estetico pittoriche della natura e così via.  

Si perviene altresì, all’individuazione della “bellezza”, al pregio estetico culturale del paesaggio,  evidenziando e interpretando la permanenza d’importanti testimonianze storiche nel territorio: assetti colturali, sistemazioni idrauliche-agrarie, fabbricati ecc. che consentono un approccio al paesaggio secondo una concezione di “Bene culturale”[10]estesa alla dimensione territoriale.

Sono studi e indicazioni metodologiche che inserite in un processo pianificatorio fortemente strutturato, orientano verso molteplici orizzonti, con lo scopo di ridurre uno degli aspetti più difficili da cogliere: il rapporto tra luoghi e società [11]. E’ il confronto che in questo caso definisce i confini concettuali del presente lavoro, l’ approccio metodologico di analisi del “luogo”, infatti, non distingue tra situazioni geografiche differenti e neppure tra territorio urbanizzato o naturale, tra abitati piccoli o grandi ma è inteso come forma visibile/percettibile del processo di civilizzazione che imprime sul terreno segni e valori identitari. 

La lettura del “luogo” osserva i seguenti componenti e principalmente la relazione tra questi: l’ambito paesaggistico, il luogo o sito di rilevazione, l’uso del suolo (sia urbano sia naturale), ed il gradimento estetico culturale. Questi costituiscono gli oggetti del “modello” descritto nelle presenti note.

Si tratta comunque di un percorso indagatore in sintonia con la scala territoriale, dove in prima ipotesi, alcuni riferimenti comuni sono riconducibili al quadro conoscitivo, esplorato secondo i contenuti del paesaggio fisico, naturale e procedendo per progressivi livelli d’approssimazione: le interviste e le immagini fotografiche, realizzate con la collaborazione di persone del luogo. Le immagini sono poi sottoposte al “giudizio” di gradimento estetico da parte di un gruppo di partecipanti, indicando così una procedura di confronto diretto e con una progettualità creativa, che attinge da altri settori disciplinari.  

Si è scelto quindi nella pratica dell’analisi di osservare le intersezioni possibili, fra questi e il quadro conoscitivo, sviluppando il raffronto fra gli aspetti fisici e le “immagini figurate”, valutandone i riscontri possibili e le differenze nei processi d’articolazione del territorio. Fra questi è attivata la fase significativa della lettura conoscitiva, effettuata tramite lo strumento operativo dell’intervista: funzionale sia alla comprensione di siti di particolare pregio ambientale, sia ad impostare la procedura per l’individuazione degli scenari paesaggistici a partire da un percorso stradale. Ovvero la campagna vista dalla strada, e perimetro concreto, che nel “modello” proposto, costituisce l’unità di paesaggio nella sua dimensione minima d’analisi particolareggiata[12].

L’intervista inoltre consente la valutazione di numerosi contenuti. Dato che tale campione, esprimerà la propria soggettiva percezione riferendosi a scale di valori diversi o considerando una classificazione adeguata a studiare anche altri valori: simbolici, culturali, funzionali, progettuali, pittorici ed altri ancora[13]. L’interesse specifico di relazionare “qualità del paesaggio e “percezione” umana mostra quindi l’opportunità di esplorare non solo il ruolo della natura nella vita quotidiana, ma quante e quali motivazioni sono “spendibili” nella pianificazione paesaggistica per la risorsa “ambiente”, o quali ipotesi di “progetto” sono sostenibili[14].

Nel corso del processo pianificatorio sono emersi alcuni dei presupposti sopra citati, con interessanti spunti creativi che hanno focalizzato il lavoro, verso indagini prevalentemente dirette e soggettive, privilegiando il recupero d’informazioni “sul campo”[15]. Così la procedura operativa ha evidenziato l’importanza della valutazione strutturale delle interviste sulla percezione del paesaggio, dei suoi valori visivi e su come questi, siano percepiti da parte degli abitanti di una zona geografica della Provincia di Cagliari. Parallelamente sono emersi gli ostacoli al concretizzarsi dei tanti quartieri di una stessa “città diffusa”[16].

 

1.1 Alcune riflessioni critiche 

La riflessione critica si può articolare su sei livelli: 

Fig. 1 – Scenario 1: “Vallata del Flumendosa e Armungia”

1 -La regione del Gerrei è caratterizzata da una certa omogeneità storico-ambientale e costituisce in questo senso un interessante orizzonte operativo per la ricerca. Dall’analisi della regione affiora un patrimonio ambientale, di qualità paesaggistica e un’intenzione progettuale orientata anche alla promozione del  turismo culturale. L’analisi territoriale ha individuato iniziative preminenti nella produzione e trasformazione agro-pastorali, agro-alimentari, nella pesca, nell’attività estrattiva, manifatturiera, edilizia e turistica [17];

  2 - Le relazioni umane, d’uso e conoscenza storicizzata dei luoghi riscontrata, la situazione geografica ed il tipo d’accessibilità mostrano la marginalità territoriale della regione, rendendo la zona emblematica rispetto alla configurazione generale del paesaggio sardo[18]  ;

  3 - La consapevolezza, costruita e documentata col processo d’analisi, della qualità del sistema insediativo di matrice storica che è alla base, anche, di valori storici ed economici. Si tratta di abitati o aggregati minori, espressione del lavoro e prodotto di una società povera. Anzi, e forse proprio per questo: gli insediamenti e l’ ambiente assumono un rilievo inaspettato nella fase attuale di crisi del sistema produttivo;

  4 -La presa d’atto dei processi di spopolamento, come emerge dagli studi condotti, ha registrato un decremento considerevole del numero degli abitanti della zona. “La bellezza di un luogo non ha senso se questo è disabitato”...“con l’abbandono delle comunità da parte dei giovani, viene meno una serie di dinamiche forti che proiettano verso nuove possibilità. ”...creare occupazione: è la direzione imperativa dello sviluppo a partire dalla vocazione del territorio”.

  5 -La consapevolezza dello stato di marginalità, evidenziauna regione non attrezzata culturalmente a governare questi processi. La ridotta dimensione di impresa e la scarsa propensione degli imprenditori alla cooperazione rendono problematica la possibilità di conquistare una fetta di mercato. Tra le priorità la costruzione del sistema infrastrutturale che in questo caso riequilibri l’accessibilità nel territorio. Riequilibrio inteso come facilità di accesso ai territori dal punto di vista del trasporto e quindi di un sistema organico di trasporti che crei le condizioni per lo sviluppo del territorio, in termini di occasioni di lavoro e di servizi [19].

  6 - La consapevolezza che l’isolamento non è solo una questione di natura geografica ma anche sociale e culturale. Ciò conduce ancor più all’approfondimento di tematiche di interazione fra settori disciplinari. In questo senso il processo di conoscenza attuato dal P.U.P, si profila principalmente come fenomeno culturale di crescita complessiva del territorio. Il presente studio, le attività della pratica pianificatoria dell’Ufficio del Piano, si offrono quando condivise, proprio in ragione ed in risposta a tale bisogno.

Efficace è “l’immagine figurata” che offre in proposito G. Maciocco “...quella che ora è interazione tra paesi di un territorio impegnati in un comune processo di pianificazione si trasforma nella visione dello stesso processo, in relazione paritetica di centri. Ciascuno dei quali diventa un tassello fondamentale di un’unica Città. Ogni centro costituisce un nodo di urbanità così uguale agli altri nell’armonizzarsi vicendevolmente con questi, eppure da questi così diverso e originale per ciò che concerne il suo patrimonio personale di natura e storia. “La natura e la storia”, sono gli elementi fondamentali per la storia della civitas, per la storia di quell’aggregazione sociale che costruisce l’anima di una cittadina”[20]. 

2. Identità estetico culturale del “luogo” nella percezione del paesaggio 

La relazione descrive le seguenti fasi della ricerca:

- l’esplicitazione concettuale e scientifica che sta alla base del “modello”  interpretativo;

- l’analisi della procedura del lavoro; con la definizione delle aperture e delle prospettive della ricerca sostenibili; 

- la descrizione della sperimentazione di sub-ambito: analisi percettiva del paesaggio tramite indici estetico-visivi;

- l’ esplicitazione dei contenuti compresi nell’intervista, evidenziando le relazioni operative possibili sul patrimonio ambientale e paesaggistico.

Fra questi, poiché l’assunzione del metodo storico è considerato strutturante, non solo per la costruzione della memoria della cultura del paesaggio come premesso, ma anche per l’ambito considerato dallo studio “La trasformazione del territorio nel policentro montano del Gerrei e della valle del fiume “Dosa”....ovvero la storia del paesaggio e la percezione dei livelli di trasformazione”[21].

In ogni caso per il tema trattato in queste note, è utile dare del paesaggio in prima istanza, una sua definizione. Sia per quanto riguarda questo paesaggio, sia per quello sardo in generale: frutto della trasformazione dell’ambiente naturale attuato dall’uomo. Poiché dalla definizione, per la sua valutazione, dipende la scelta delle tecniche di valutazione da adottare.

Fig. 2 – Scenario 3: “Vallata del Flumendosa con la SS 387 veduta da Ilixi Ucci”

Il paesaggio del sub-ambito del Gerrei, in riferimento alla felice intuizione di Giacomini o per similitudine dello stesso Sereni[22], è un patto tra l’uomo e la natura; tra agricoltura, pastorizia e natura. Il paesaggio è considerato quindi, in queste note, l’assetto visivo che si origina dalla trasformazione dell’ambiente naturale attuata dall’uomo[23].

Ciò introduce la riflessione, verso considerazioni concettuali sintetizzabili come segue:

- Il paesaggio visibile è la forma degli ecosistemi antropici e naturali, variamente organizzati, dal punto di vista spaziale, nonché di tutti quegli elementi che in qualche modo possono condizionare la percezione;

- Il paesaggio rurale e quello agro-pastorale, al pari dei sistemi antropici, presenta una dimensione storica, valendo quella che Sereni ha definito come legge di inerzia del paesaggio. Tale elemento lo differenzia dai paesaggi naturali e può fargli assumere, specie in tale contesto, la natura di bene storico-culturale;

- Inoltre va evidenziato che l’assetto paesaggistico dipende in buona sostanza dai fattori che condizionano il lavoro dei diversi soggetti economici operanti nel territorio ed in particolare dei coltivatori, e sarà quindi soggetta a continue trasformazioni[24].

In questo senso il paesaggio, potrà essere valutato da due punti di vista prioritari per lo studio e fornire risposte al bisogno turistico-ricreativo e culturale tramite l’approccio storico e percettivo (o visivo).

Senza entrare nel merito dei vari metodi di analisi disponibili, per i quali si rimanda alla bibliografia di riferimento[25], l’analisi del gradimento estetico del paesaggio presenta problemi di un certo rilievo. E per quanto ogni indagine nello specifico, presenta sempre i propriproblemi non generalizzabili, sono  di utilità comune e così sintetizzabili:

-   gli amministratori, in genere,  recepiscono meglio l’evidenza di valori concreti e tra questi non è compreso il valore estetico culturale, mentre comprendono il risultato estetico di un paesaggio, se frutto di terrazzamenti, del sistema colturale, della regimazione delle acque per l’uso agricolo, la bonifica od il miglioramento fondiario ed ambientale per il dissesto idrogeologico e l’inquinamento in generale.

-   i tentativi di ricondurre una pluralità di valori del “luogo” ad un punteggio espresso in una scala predeterminata, non possono considerarsi validi in assoluto, poiché ricondurre fattori psicologici, ricreativi e culturali ad una scala di valori scelta a priori rappresenta comunque una forzatura, dato che i soggetti partecipanti possono esprimere la propria percezione riferendosi a scale di valori diversi[26].

-   alcuni strumenti operativi per la valutazione estetico/visiva sono confermati, in particolare il rilievo fotografico, con un buon campo prospettico[27].

- le interviste o i questionari, vuoi per la localizzazione degli scenari di particolare pregio ambientale e vuoi per la valutazione del gradimento estetico da parte di un campione di partecipanti.  Tra le procedure operative adottate, è compresa la determinazione del gradimento estetico, predisponendo una scala di categorie non-metriche, dotata di valori  alti, medi e bassi, per esempio di 5 valori: dall’altissimo al basso pregio degli scenari, rapportandolo poi ai criteri sotto menzionati, o ad  una classificazione adeguata a studiare specifiche caratteristiche del paesaggio:

- la natura “naturale”;

- varietà e contrasti dei suoli, altitudine, inclinazione, genere, tratti;

- presenza, estensione e carattere dell’acqua;

- strade panoramiche e punti di visuali implicati;

- identità e forme costruite.

Insieme a questi, di particolare interesse sperimentale, citerei alcuni spunti significativi “fonti di benessere” nella percezione del paesaggio, ed in quanto tali possibili criteri di valutazione estetica: ordine, simmetria, effetto pittoresco, caos, semplicità, varietà, novità, contrasto, continuità, associazione, grandiosità, animazione, effetto delle stagioni e delle ore del giorno[28].

Si possono altresì analizzare tra gli indicatori estetico culturali: l’omogeneità o la varietà territoriale, la varietà vegetazionale, la natura costruita dall’operare dell’uomo o la ruralità.

Paesaggi di volta in volta modificati dalle coltivazioni  agrarie, pastorali, ma anche col carattere predominante di natura spontanea o la presenza di rare o frequenti visuali sia panoramico/collinari, che torrentizie, sia anche scenari di testimonianza dell’evoluzione tecnologica, o di antiche culture che determinano “l’atmosfera” dello scenario paesaggistico: i nuraghi, altre presenze archeologiche, le architetture pastorali o “forme costruite” in generale e così via.  L’analisi delle visuali secondo indicatori di relazione estetico visive potrà affrontare nella natura la varietà, il contrasto o l’ esuberanza delle caratteristiche geologiche. Le caratteristiche arboree  negli scenari boscati o forestati.   

In alcuni “luoghi” potrà riguardare, sempre da specifici siti e strade le visuali per l’apprezzamento delle caratteristiche dei suoli e dell’architettura e tecnologia presente, come per esempio la diga e la vallata del Flumendosa: visibilità, accessibilità, caratteristiche, estensione e così via.

Variano infatti i metodi di valutazione, ma per il gradimento estetico  questi sono ricondotti a categorie stabilite a priori o comunque puntualizzate nel processo stesso dell’analisi. In questo senso la procedura del lavoro individua i seguenti momenti operativi:

- la localizzazione dei siti di caratterizzante valore paesaggistico

- la descrizione dell’uso del suolo nei siti di rilevazione

- la realizzazione dei rilievi fotografici e/o predisposizione dell’intervista

- la valutazione del gradimento estetico da parte di un campione di partecipanti[29].

Da questo punto di vista vorrei evidenziare il metodo dell’indagine diretta che orienta la memoria storica, quando le informazioni sono selezionate per fonti derivate da sopralluoghi[30]. Sono fasi di lavoro mirate alla individuazione dei siti di rilevazione, che in questo caso si arricchiscono dell’indispensabile ausilio della carta d’uso del suolo. La verifica poi di contatto diretto, di cui si diceva, orienta lo studio sia verso l’analisi della percezione soggettiva di scenari, restituiti fotograficamente; sia verso operazioni analitiche diffuse che riguardano le opportunità pianificatorie del paesaggio utilizzando i suoi valori visivi e panoramici.

     Di ausilio possono essere altri “disegni”, la predisposizione di un elenco apposito di “parole chiave”, la rappresentazione cartografica schematica della zona, da cui si deducono le parti coltivate, la forma e la dimensione dei campi, la macchia, il bosco, le parti od altri oggetti concreti.

Si tratta infatti di studiare il rapporto e le relazioni percettive tra gli oggetti e l’intorno territoriale col quale essi hanno stabilito nel tempo, relazioni strutturali e organizzative, particolari e specifiche. Si pensi ad esempio alla chiesa rurale o alla casa padronale, come nucleo generatore delle sistemazioni aziendali e fondiare[31].

In via approssimativa in tale sub-ambito territoriale possono prospettarsi, sulla base delle caratteristiche geomorfologiche due scenari di particolare interesse per l’analisi percettiva: quello del Flumendosa, che attraversa Villasalto, Armungia e Ballao; e lo scenario agro-pastorale sovrastante composto da dorsali montuose con forme prevalentemente morbide e qualche “taccu” tra S.Nicolò Gerrei, Silius, Goni e San Basilio[32]. 

2.2 Gli “scenari” paesaggistici, le vedute fotografiche e le interviste 

L’ evoluzione culturale del paesaggio, ha evidenziato i momenti più importanti della trasformazione del paesaggio negli ultimi 150 anni. Si è preso spunto dalla descrizione del La Marmora e del Casalis  che richiama una descrizione per differenti livelli altimetrici.

     Se consideriamo il territorio nel suo complesso, il contrasto tra la valle del fiume Dosa, oggi Flumendosa e la montagna del territorio circostante, costituisce la caratteristica geografica prevalente del Gerrei. Una descrizione più ravvicinata individua alcuni “scenari” caratterizzanti del paesaggio: la prima prettamente collinare, che in Sardegna si usa denominare di “monte”; la seconda comprendente la base dei rilievi e gli ambiti pedecollinari, che mostra usi “policolturali”; la terza: “della pianura”.

Tali scenari hanno ovviamente pendenze diverse. Sono formati in generale da terreni silurici, calcarei e schistosi. Le pendenze hanno variazioni generalmente dolci con qualche variazione più repentina delle precedenti nelle zone in cui la complessità morfologica è dovuta all’alternarsi e al fratturarsi dei banchi di roccia calcarea scistosa o compatta. Sono attraversati da rocce porfiriche di vario colore: come quelle rosse di San Pantaleo, formando vallate più o meno profonde come appunto quella del Flumendosa: una specie di pianura o un letto orizzontale, formato da una massa di ciottoli dai colori svariatissimi. Cosicché si possono avere sezioni di particolare struttura geologica, come mostrano i significativi disegni del La Marmora. 

In generale si può dire che sia i rilievi collinari sia i tratti pedecollinari assumono l’aspetto visivo di scenari, la cui estensione, le pendenze e gli elementi presenti caratterizzano il paesaggio di una notevole variabilità. E dove nella maggior parte dei casi gli assetti colturali e il manto vegetazionale sono spesso “condizionati” da quelli presenti negli scenari immediatamente più vicini. La macchia mediterranea delle zone più alte può arrivare a lambire la pianura sottostante mentre in altri casi l’oliveto, o il vigneto è coltivato nei terreni collinari meno acclivi, più dolci e facili da lavorare. In generale è la macchia mediterranea ed il pascolo che sembra “salire” sulle pendici determinando un paesaggio “aspro e montuoso”. 

Per quanto riguarda gli scenari paesaggistici restituiti fotograficamente, questi riguardano le seguenti vedute:

-la vallata del Flumendosa;

-il paesaggio pastorale della macchia mediterranea;

-il monumento roccioso “Sa mola” di Ilixi Ucci;

-le architetture rurali e agro-pastorali;

-la presenza di canali torrentizi pedecollinari, con la presenza di acqua stagnante.

Fig. 3 – Scenario 10: “Ilixi Ucci, Sa Mola"

I siti individuati presentano caratteri differenziati e significativi della regione del Gerrei.

Sono state realizzate 10 immagini con differenti scenari paesaggistici, cui segue la valutazione del gradimento estetico[33]. Le foto sono state fatte ad altezza d’uomo, in periodo estivo, ricoprendo quindi un arco temporale in cui la vegetazione presenta caratteristiche cromatiche sostanzialmente uniformi con una varietà che richiama i verdi cupi, i gialli, e soprattutto i colori delle terre di un paesaggio arido.

Il rilievo  fotografico è significativo della morfologia del territorio del Gerrei, dotato di variabilità, di  diffusa presenza della macchia mediterranea, per quanto a volte trasformata in incolto produttivo e depauperata dai ripetuti incendi. E’ significativo allo stesso tempo, della scarsa presenza di zone urbanizzate così come di edifici rurali sparsi nella campagna. In questo senso le foto sono state scelte, proprio perchè si tratta di siti non particolarmente favoriti, sono infatti foto “normali” rispetto alla risorsa paesaggistica del Gerrei, con quella certa quota di panoramicità che lo caratterizza[34].   

Nelle foto inoltre non sono presenti elementi particolarmente sgradevoli. Per quanto alcuni elementi detrattori o in grado di qualificare il paesaggio sono stati però rappresentati, soprattutto nel caso in cui siano contemplabili da diversi punti di vista, come nel caso della veduta con la s.s. 387.

Per la compilazione delle interviste  sono stati scelti testimoni privilegiati individuati di comune accordo con le personalità pubbliche ed in particolare con il sindaco del comune di Armungia, data la specifica conoscenza e padronanza dei luoghi.

La predisposizione dell’intervista evidenzia i seguenti contenuti ed è stata utile a comprendere specificatamente gli aspetti o le caratteristiche del luogoin questa regione geografica della provincia di Cagliari.

La prima parte è funzionale sia alla localizzazione degli scenari paesaggistici, sia alla comprensione della percezione dello spazio fisico e culturale da parte dei partecipanti e in particolare, offre indicazioni sul:

-senso del paesaggio: radicamento e bisogno di appartenenza;

-sui valori e sul gradimento estetico che definiscono l’identità territoriale e/o paesaggistica;

-sulle località naturali o le zone urbane importanti del paesaggio, con  la relativa e corrispondente presenza di oggetti concreti che le strutturano.

-sul tipo di visite ed escursioni effettuate normalmente dai partecipanti negli ultimi anni e sull’ambito territoriale delle zone visitate;

-individuare le località naturali e le zone urbane che volentieri mostrerebbero agli ospiti ed ai forestieri o viceversa evidenziarne la mancanza in caso di trasferimento;

-ricercare le motivazioni ricreative: soddisfazione del bisogno turistico/ricreativo/ludico o culturale;

-l’ importanza data dalla presenza o assenza di alcuni elementi del paesaggio particolarmente caratterizzanti;

-ricercare le risorse del luogo e le risorse del territorio ed eventuali significati e valori interpretativi del paesaggio naturale e/o urbano.

     La seconda parte affronta le esigenze culturali ed estetiche in termini di risultati attesi dalla pianificazione paesaggistica:

-ricavare indicazioni sugli interventi da attuare per la promozione e la pianificazione.

-ricercare gli scenari paesaggistici di pregio o di valore eccezionale con gli elementi caratterizzanti per valori visivi;  

-ricavare indicazioni sul tipo di zone nelle quali preferirebbero vivere,

-rilevare l’influenza dell’edificato, del paesaggio agricolo e di quello pastorale, soprattutto della relazione fra questi, nel gradimento soggettivo. Indicazioni queste di utilità concreta per gli interventi di pianificazione.

-rilevare il senso ed il relativo gradimento dello scenario paesaggistico, modificato dal progetto o dalla manutenzione del lavoro agricolo.

Si tratta di ricercare le informazioni utili alla valutazione del gradimento ed in definitiva a stabilire il pregio estetico-culturale degli scenari paesaggistici, o successivi gradi di apprezzamento: dal più alto al più basso,  secondo criteri di analisi dettagliata. Indicazioni che forniscono proposte localizzate, indispensabili per l’efficacia della pianificazione ambientale.

Fin dalle prime risposte dei partecipanti emerge il senso di appartenenza al luogo di origine. Il legame forte ed il rapporto con le proprie radici e con la natura rurale e pastorale del territorio. In via di principio è opportuno analizzare la percezione estetica delle località paesistiche individuate, relazionandole alle informazioni che il partecipante del posto può avere. Nell’ipotesi plausibile che il gradimento o la preferenza individuale in materia di paesaggio siano legate e proporzionali,  al grado di conoscenza dello scenario oggetto di analisi da loro stessi  citati. Ma è praticato anche il metodo più spedito, della scelta dei partecipanti a caso[35].

I primi dati riscontrano l’importanza dello scenario paesaggistico “Murdega” e “Is Forreddus”. Si tratta di boschi, il cui gradimento o preferenza soggettiva ha ragioni di frequentazione per fini ricreativi ma anche storica e culturale: località utilizzata nel passato nei momenti di crisi economica per l’intera comunità.

Vengono infatti definiti luoghi tra i più importanti per valori naturali ed economici “Murdega” per il bosco, la caccia, le passeggiate e le coltivazioni. “S’Ilixi Ucci” per il pascolo ed i manufatti architettonici: il nuraghe, la casa Lussu (ora museo casa del fabbro). Per i fini ricreativi sia la collina sia il monte sono oggetto di intensa frequentazione.

     Le motivazioni delle gite sono sostanzialmente simili in collina o in montagna: lo svago, le passeggiate, la raccolta dei funghi. Prevale la motivazione per l’interesse archeologico, o culturale in generale, ed i “monumenti” naturali.

     Tra questi è evidenziata la località boschiva “Murdega” o per i monumenti naturali: l’ altopiano di “Ilixi Ucci”, sito panoramico ricco di valori geologici visivamente percepibili, come lo sperone roccioso di “Sa Mola” (fig. 3). E’ sembrato opportuno inoltre, per la procedura del lavoro, la coerenza tra il gradimento soggettivo e la percezione dello spazio fisico e culturale citato con le aspettative della pianificazione paesaggistica.

Ciò fa ipotizzare ai partecipanti, in modo plausibile tra i primi interventi ritenuti efficaci: la salvaguardia del paesaggio agrario-storico, dei  boschi, il mantenimento dei valori relazionali e  culturali, la promozione e la divulgazione del paesaggio archeologico e gli interventi di forestazione. Per quanto riguarda il paesaggio modificato dall’operare dell’uomo, emerge una concezione della natura “in evoluzione” sulla base di esigenze adeguate alla vita collettiva della comunità locale.

     Apprezzano in ugual misura i campi coltivati o la campagna allo stato naturale. Auspicano la permanenza del lavoro contadino sul paesaggio, ai fini della manutenzione e della sicurezza. “Immaginano” un paesaggio ordinato, disegnato da siepi e filari non produttivi. Aspetto questo di rilievo interpretativo, poiché fa comprendere l’attenzione degli intervistati allo specifico “estetico”. Si vuol dire del bisogno fisico e psicologico e quindi anche per la salute pubblica della risorsa ambientale nel mantenimento del suo equilibrio ecologico o della “bellezza”.

     Del benessere procurato dalla contemplazione del paesaggio, di un determinato “quadro paesistico” per la vita quotidiana e per la memoria personale dell’abitare o dell’attraversare. O viceversa del “disagio”, di un impatto percettivo negativo, dovuto alla presenza di elementi detrattori della qualità paesistica. In via approssimativa il gradimento si arricchisce di volta in volta, di informazioni che perfezionano la comprensione di un approccio estetico valutato positivamente: se dotato della presenza dell’acqua, o dall’uso di siepi non produttive, di alberi, di orti, giardini e terrazzamenti che riguardano opere di miglioramento fondiario ed ambientale. Apprezzando in generale tutto quanto ne migliori sia l’aridità, sia il disegno, anche se questo comporta la trasformazione dello stato “naturale” originario.   

       Dalla descrizione degli intervistati emerge una percezione del paesaggio orientata a favorirne la diffusione dei dati, ad organizzare ed effettuare opportune campagne di monitoraggio ed a curare con maggior dettaglio le analisi suppletive che riguardano gli indicatori strutturali del paesaggio agrario.        

Simile sensibilità approfondisce l’analisi sulle “visual preference”  dei “luoghi” restituiti fotograficamente.

Per la descrizione delle “preferenze visive”  dato uno specifico scenario, sono stati scelti per la partecipazione alla sperimentazione, un gruppo di partecipanti scelti a caso ed eterogeneo nella composizione, non a conoscenza dei luoghi e proprio perché il “giudizio” espresso doveva rispondere ad una valutazione d’impatto psicologico e di tipo prevalentemente spontaneo[36].  

Senza entrare nel merito dei metodi di analisi per cui si rimanda alla bibliografia di riferimento, questi sono numerosi e classificati, e consentono valutazioni in merito a specifiche qualità estetiche:

- quale lo “scenario” più gradito, quali indicatori definiscono impatti positivi, quali negativi;

- quali indicatori influenzano “il giudizio” del gradimento ovvero della bellezza o della bruttezza;

- quanta importanza ha in tale valutazione, l’uso del suolo o le colture prevalenti; la ruralità, la diffusione della macchia, la diffusione e la forma della struttura geologica;

- quale impatto positivo o negativo producono le strade, il “viadotto” stradale, il  traliccio dell’alta tensione, i pali della luce;

- quale valore ha il colore nella percezione dello scenario al modificarsi delle stagioni o della luce del giorno;

- la presenza o assenza dell’acqua;

- identità e forme costruite;

- la composizione complessiva del “quadro” paesistico, fino alle analisi per la valutazione dei “valori estetico pittorici” secondo criteri di valutazione Reptoniani, e così via.  

Per ogni veduta si è proceduto all’analisi dei punteggi mediante il calcolo di un indice estetico-visivo “Iev”. L’indice è derivato calcolando la media dei punteggi attribuiti dai partecipanti alle singole foto (Ievj) e successivamente riclassificando tale valore per ricondurlo ad una scala variabile e più comprensibile da 1 a 10. Il procedimento offre l’opportunità del calcolo dell’indice estetico-visivo riferendolo al sito od allo scenario evidenziato[37].

Da queste prima serie di dati, emergono alcune considerazioni valutative di una certa efficacia, data l’originalità della percezione. Si considera in generale, che la panoramicità sia un parametro positivo, una potenziale risorsa ambientale.

Fig. 4 -  Scenario 8:  "forme costruite nella natura"

In questo caso di studio invece il paesaggio con ampio campo prospettico e panoramico, riscontra un gradimento inferiore rispetto alle vedute con ridotto campo prospettico. Nell’indice estetico quindi, un punteggio alto non corrisponde necessariamente al pregio panoramico. Infatti le vedute con siti caratterizzati dalla forte diffusione dell’incolto: la foto n. 2, 5, e 7 hanno punteggi sotto la media,  anche se riguardano vedute panoramiche (fig. 1).

     Vi sono inoltre alcune interessanti eccezioni che riguardano altre immagini, i cui scenari per quanto percepiti “dal basso”, sono caratterizzati dai segni, anzi dalla simbiosi dell’opera umana con la natura (fig. 4 e 5); registrando i punteggi “Iev” più alti e sono quindi per quando riguarda l’indice estetico-visivo medio, tra gli scenari paesaggistici più graditi. Certamente per le differenze riscontrate grande influenza ha l’uso del suolo o l’assetto del territorio ed anche incidono una serie di fattori che riguardano la varianza implicita del giudizio individuale, della diversa formazione soggettiva e quindi non essere significativi in assoluto. Una certa importanza per alcuni partecipanti ha l’effetto del “viadotto” nella valle del Flumendosa, che riduce il gradimento (fig. 2). Una sostanziale omogeneità “di giudizio” si rileva invece per quelle variabili che attengono al miglioramento del quadro paesaggistico. Così il paesaggio di alcune immagini, pur avendo un ridotto campo prospettico: hanno un punteggio sopra la media,  poiché è percepibile chiaramente la macchia mediterranea,  ed in un caso soprattutto, è l’unico scenario che richiama il valore “migliorativo” dell’acqua.  

L’analisi della procedura del lavoro, anche se certamente non esaustiva, evidenzia in sé un processo indagatore aperto a molteplici esigenze ed in grado di suggerire risposte operative in funzione di specifici problemi ed obiettivi, per la pianificazione paesaggistica come si tenta di suggerire.       

Fig.  5 – Scenario 9: "Forme costruite nella natura"

 

3. Apertura e prospettive della ricerca

Lo studio sviluppato per criteri metodologici e per l’ analisi della procedura del lavoro, non ha consentito ovviamente, di evidenziare i legami del “modello”, con una specifica politica sul paesaggio o di sinergie con i sistemi di organizzazione dello spazio. Anche se il lavoro effettuato per la sua predisposizione, la puntualizzazione dei momenti operativi, il collegamento stretto con la realtà, la caratteristica prevalente di indagine diretta, trova in tali ragioni “il senso” della ricerca. Alcune ipotesi di relazione, sostanziano sperimentalmente il lavoro. Se infatti l’ ambito paesaggistico è definito a partire dal sito di rilevazione ed è schematizzato a partire da un percorso stradale, questo ne rappresenta il limite concreto che in questo caso, può costituire l’unità di paesaggio nella sua dimensione  minima di analisi particolareggiata. La coincidenza descrittiva del processo d’uso del suolo che gli è proprio, definisce in dettaglio un’unità di paesaggio dotata di identità, che è possibile normare secondo la propria specifica quantità e qualità di valori concreti. Unità di paesaggio e scenari ritagliati più che sulle ecologie specifiche del Piano Territoriale, sulla base del paesaggio culturale.

“Sul luogo del luogo” dicevano, descrivendo i sopralluoghi e la loro percezione paesistica, con una concezione davvero analitica ed onnicomprensiva del territorio. In questo senso ed anche attraverso questa, lo studio può evidenziare l’unità di paesaggio, tenendo conto nel suo inquadramento generale, sia nel perimetro esterno sia nella localizzazione, delle molteplici “genesi” disciplinari, mirando alla valutazione “dell’identità estetico culturale” secondo gli elementi descrittori che anche l’informazione storica richiama. E per quanto l’analisi di tali aspetti, non rientrasse tra gli obiettivi della presente ricerca, ha comunque consentito la focalizzazione di alcuni dei criteri informativi compresi nello scenario paesaggistico o nell’intervista. In questo senso sono ipotizzabili le seguenti prospettive della ricerca.

L’analisi così articolata da dignità ai paesi del Gerrei, privilegiando quegli aspetti della conoscenza che così bene rendono fresca ed attuale la stessa analisi storica: le caratteristiche del sito, la morfologia urbana, le emergenze architettoniche e archeologiche, gli edifici o le case rurali, “i giardini” che in questa regione sono soprattutto colturali, od in generale quei contesti ambientali di particolare pregio sia storico sia ambientale sia, come dice la Legge Galasso sono di non comune bellezza[38].

Si è considerato più sopra, il valore del sistema insediativo formato da aggregati minori, ma fondativi di valori storici ed economici, che assumono un rilievo inaspettato nella fase attuale di crisi del sistema produttivo. “Atmosfera” del paesaggio urbano ed ambientale, molto amato dalla gente del posto, che ne conferma il valore del radicamento e dell’appartenenza auspicandone la valorizzazione, di ciò che definiscono “identità culturale” da mantenere.

Emerge quindi il bisogno di analisi che indaghino la presenza e le dinamiche della “vocazione” ricreativa e insediativa sia per la popolazione locale sia per i visitatori in genere o per il turismo. Consapevoli di un futuro, che in qualche modo vede il proprio territorio soggetto/oggetto di tali interessi. Si pensi ad esempio, alle dinamiche verso le regioni interne potenzialmente derivate dal turismo costiero, che evidenziano il bisogno e la volontà “di preparare” perché questi paesaggi ne diventino parte attiva e soprattutto siano letti e compresi da molti.

In questo senso la procedura operativa richiama l’importanza della disponibilità dei dati del processo conoscitivo riferita a due tipi di schedatura. La prima osserva gli aspetti fisici; la seconda riscontra le differenze nei processi di civilizzazione sul territorio. Comprende tra i propri contenuti i beni culturali (nella accezione più ampia dei termini), presenti in quella unità di paesaggio; la documentazione fotografica e la localizzazione degli stessi. Evidenzia la lettura della percezione temporale dei livelli di trasformazione, in Sardegna documentabili cartograficamente dal XIX secolo, ma con permanenze strutturali riconoscibili a ritroso, fino a quelli più recenti, e significativi per gli studi in proposito. Nella individuazione dei contenuti in prospettiva, emerge prioritario la necessità di una rete di monitoraggio che curi appositamente l’archiviazione, la elaborazione, la gestione e la diffusione dei dati sulla cultura del paesaggio.           

Tale tentativo di integrazione è articolato intorno al disegno ed alla materia figurativa del paesaggio, inteso come costruzione materiale del suolo. Disegno che recepisce sia i confini delle aziende, anche di superfici molto ridotte (piccoli appezzamenti di terreno-campo agricolo), sia i confini di ampie distese territoriali (parchi-campagna), definiti o ridefiniti nel tempo, da segni di varia informazione disciplinare. Si pensi ad esempio alle relazioni strutturali e organizzative, stabilite nel tempo, dalle chiese rurali o dalle case padronali, spesso “ambiti” generatori della viabilità, delle sistemazioni aziendali e della stessa struttura fondiaria circostante[39]. Così un’altro obiettivo conoscitivo è dato dal recupero della conoscenza storica di tali processi ambientali ed antropici sul paesaggio, utile per costruire, ma anche divulgare “le idee” applicate nel tempo, relativamente a sistemazioni ambientali che hanno influenzato le modificazioni paesistiche. Da questo punto di vista si comprende l’utilità della documentazione catastale, di disegni e progetti, per quanto limitata e tardiva nella nostra Regione, di tali informazioni dirette e/o d’archivio che opportunamente esplorata, presentata e divulgata può divenire un’alternativa “con vari significati” sia progettuali sia operativi, di attività sul paesaggio.

Ricercare le origini e al tempo stesso i risultati nel pensiero moderno, costituisce l’essenziale strategia di connessione tra le problematiche insediative e quelle ambientali. Da questo punto di vista è noto quanto l’evoluzione dei sistemi di conduzione dei coltivi ed i relativi contratti rurali, configurino l’architettura del paesaggio in generale, di quello agrario e delle altre tipologie specifiche nella Provincia. Questa è espressione allo stesso tempo delle potenzialità naturali dell’ambiente, ma anche delle evoluzioni socio-culturali e tecnologiche che modificano spesso radicalmente la configurazione e la stessa percezione del paesaggio in un determinato luogo.

Si tratta di ambito paesaggistico inteso come “luogo delle relazioni percettive e strutturali”, perimetrato con tutti gli oggetti, secondo i confini reali e la morfologia significativa in relazione al sito. Nel modello interpretativo proposto quindi, la evidenza cartografica, la caratteristica prevalente di ambito o scenario “visibile” dalla strada, accessibile[40], ed ognuno con la propria capacità di accogliere eventuali sviluppi, consente di procedere per progressivi livelli di approssimazione fino alla differenziazione tipologica del paesaggio e della destinazione d’uso: insediativa, di qualificazione paesistica o colturale rappresentando “gli ambiti” da governare in termini sia edilizi sia paesistici. Acquistando significati di sinergia strategica e di equilibrio ambientale nello sfruttamento della risorsa naturale.

A tale significato e valore estetico da normare è da ricondurre quindi il principale significato delle presenti note, consentendo riscontri immediati sulle nostre previsioni di tutela e promozione paesaggistica sia degli aggregati urbani sia di altre zone. Dato che in termini generali l’analisi riscontra i siti di valore paesaggistico nella dimensione territoriale più estesa: Regionale o Provinciale, mentre localmente può evidenziare l’area minima di pertinenza visiva, attorno agli oggetti  evidenziati dallo scenario.

In questo senso nel procedere alla valutazione dei caratteri visivi, intesa come paziente opera di lettura percettiva del paesaggio, occorre richiamare l’altro parametro che insieme alla visibilità, è fondamentale ai nostri fini: la capacità di accogliere eventuali sviluppi. Si vuol dire di sviluppi migliorativi,come i cantieri forestali, ma non solo, sollecitati dagli amministratori locali, e fonte sia di nuova occupazione nonché di qualificazione ambientale. Da questo punto di vista gli obiettivi sono essenzialmente due: il primo orientato a identificare e analizzare lo scenario paesaggistico per determinare il pregio-estetico culturale; il secondo invece consente di dedurne le possibilità operative. Permangono tuttavia aspetti di vulnerabilità del paesaggio, dovuti proprio alle trasformazioni, alle intrusioni modificatrici prodotte dalle attività umane, che quindi devono essere attentamente analizzate e studiate.

Per quanto riguarda i caratteri territoriali del suolo occorre osservare e individuare i paesaggi con particolarità ambientali. Sky line di pregio estetico paesaggistico come “i quadri” delle catene collinari, le montagne boscate, le alture o gli altopiani, le zone rurali definite dalle chiudende pascolative, quelle con le chiudende agricole, agro-pastorali o di altra coltivazione strutturale come il vigneto o l’oliveto. I campi aperti, le strisce tagliafuoco ed i margini morfologici e vegetazionali, gli ambiti umidi, rari o a macchia mediterranea, boschi, rimboschimenti, bonifiche, ed aree di riserva paesaggistica, pubbliche o demaniali, e quelle la cui conservazione paesaggistico estetico-culturale risulta indispensabile e strategica per il territorio nel suo complesso. Meritano un’adeguata attenzione da questo punto di vista, anche i tratti o le zone visivamente salienti o significative “per retaggio o memoria culturale” individuati dalla popolazione e opportunamente schedati.

Dal punto di vista territoriale assume particolare rilievo il valore delle preferenze visive o della panoramicità della strada provinciale che attualmente consente il collegamento inter-comunale, provinciale e regionale. Essa riveste un’importanza cruciale ai fini di una specifica alternativa di “accordo di campo”. Un’ipotesi potrebbe essere quella di designare i chilometri della strada citata e di quelle esistenti nell’area oggetto di studio come “strada panoramica” con apposite analisi che ne differenzino il “grado” dei valori estetico-visivi, procedendo poi al successivo approssimarsi degli spazi e delle distanze. Aspetto questo di rilievo perché consente di valutare quale importanza abbia un paesaggio nell’immaginario degli abitanti o nell’identità stessa del paesaggio territoriale[41].

Un tour di questa strada e dei suoi collegamenti attraverso il Gerrei e nelle località di pregio citate o in alcune zone coltivate a vigneto od oliveto (per esempio intorno ad Armungia). Ciò consentirà ai visitatori ed agli abitanti di apprezzare i paesaggi più belli e multiformi del Gerrei da una strada che è considerata la spina dorsale del trasporto, selezionando le risorse naturali, secondo obiettivi paesistico-economici specifici e rafforzando il senso di appartenenza ad un’unica regione.

Tuttavia per la comprensione dei siti con visuali e per l’analisi dei valori visivi della percezione dalla strada, è utile selezionare anche le altre vie veicolari attraverso i campi, i promontori, le passeggiate, le piste; i punti di snodo, non trascurando le aree residenziali. La qualità dei valori visivi di “forme costruite” sparse o architetture che in qualche modo catalizzino flussi di persone, soprattutto se sono localizzati in scenari “speciali”, poiché è tale intrusione che modifica la qualità ed il pregio delle vedute. Ed infine i siti con visuali o punti particolarmente favoriti per la panoramicità. In questo senso anche aree al momento non sviluppate possiedono interesse ricreativo o residenziale e ciò quindi è interessante sia evidenziato. Anche in questo caso, all’obiettivo culturale della tutela delle forme storiche residue del paesaggio agrario e pastorale, si associa quello, altrettanto decisivo, della conservazione possibile del sistema ambientale e delle valenze ecologiche”. In relazione sinergica con la presenza della maglia agraria e paesaggistica tradizionale: con i sistemi delle colture arboree, pascolative o agrarie alla ricerca di dove permane un disegno ancora in equilibrio.

Questa lettura si traduce operativamente nella “promozione” conservativa del sistema ambientale e delle valenze ecologiche con valutazioni di impatto percettivo, a seconda della classificazione di valore sia intrinseco sia paesistico. In sostanza sul paesaggio è ipotizzabile un’approccio quantitativo e qualitativo, adottando una suddivisione del territorio in “unità paesaggistiche” più o meno grandi, che comprendono l’insieme delle visuali possibili da specifici siti e strade, con al proprio interno il disegno e la materia figurativa del paesaggio e dimensione strutturale dei rapporti tra sistema insediativo, spazi agricoli, e spazi naturali, ossia la costruzione concreta del territorio in provincia di Cagliari. Focalizzata sui seguenti criteri valutativi dell’analisi estetico/visivo e culturale del paesaggio: a) luogo/area considerata: la sua visibilità dalle strade e dai punti di visuale; b) spazi delle distanze: misura della lontananza fra l’osservatore e il panorama; c) possibilità di accesso.

Se si deve infine prospettare a quale riferimento concettuale o scientifico è riconducibile il presente “modello” interpretativo dell’analisi percettiva del paesaggio, questo riguarda tutti i luoghi tra architettura del paesaggio e territorio: negli spazi degradati come in quelli di pregio estetico culturale da tutelare o di quelli che più semplicemente, sono da mantenere in condizioni di efficienza. Principio che è insito nel metodo di valutazione, quando si sostiene l’attenzione dovuta agli scenari paesaggistici secondo i criteri analitici descritti. Il tentativo è di facilitare il correlarsi dei vari soggetti che sono parte attiva dell’evoluzione sia territoriale sia paesistica “traghettando” informazioni e contenuti in grado di plasmarsi duttilmente alla società. 

NOTE/BIBLIOGRAFIA

[1] G. MACIOCCO (2001), 4. luglio, memoria-comitato scientifico, individua in prima ipotesi, le seguenti “ambiguità positive”: dall’ambiente alla città/dalla città all’ambiente; prospettive lunghe/sistemi marginali deboli; prospettive corte/situazioni centrali forti; la città vista dalla campagna/la campagna vista dalla città; dall’urbs alla civitas/dalla civitas all’urbs; scalarità/a-scalarità; pianificazione di campo. Raccontando la medesima esperienza da punti di vista differenti: secondo criteri di specificità disciplinare ed autonomia sperimentale. Simile approccio polisemico è trattato da P. CASTELNOVI (1998); in R. GAMBINO (a cura di), Atti, Il senso del paesaggio, Politecnico Università degli Studi di Torino. “...il termine senso evidenzia nella sua ambiguità, il tentativo di confrontarsi con quanto di poco descrivibile, di supponente sobbolle nel paesaggio...manifestando l’intenzione di confrontarsi col nesso forte: sensibilità e ragione ...analizzando  il prodotto di questi aspetti sulla tecnica, sulla pratica delle attività che costituiscono il paesaggio: dalla sua fruizione, più o meno educata, al suo progetto, più o meno prepotente.... affrontando il riesame dei paradigmi con cui recentemente si va affrontando il giudizio estetico rispetto a quello scientifico; una rivalutazione delle “primitive” con cui si associano territorio e paesaggio (e le altre coppie di genere sostanza/forma, natura/cultura, identità/differenza), una qualificazione delle strumentazioni semiotiche utilizzabili per decifrare il testo nel continuum contestuale....” .“.pag 1 ss.

[2] ...in armonia col concetto della città diffusa: G. MACIOCCO (2000), in AA.VV. “Piano, notiziario del piano urbanistico provinciale”, Ed. Prov. CA, Anno II, aprile n. 3, pag. 3; ”...si basa su  dispositivi spaziali (le geografie, i campi del progetto ambientale) ed un dispositivo giuridico (l’accordo di campo). Del primo fanno parte diversi ordini di figure territoriali quali le geografie (della popolazione e delle economie delle attività, ambientale, storica, dell’organizzazione dello spazio) che sono grandi rappresentazioni del territorio svolte attraverso un imponente operazione di costruzione della conoscenza...dove aspirazioni e aspettative prendono forma in un progetto di territorio. Si determina così un secondo ordine di figure territoriali: i campi del progetto ambientale...L’accordo di campo ...è la figura fondamentale, assunta dal dispositivo giuridico del P.U.P., attraverso il quale i differenti soggetti territoriali concordano le regole di gestione delle forme e dei processi in campi individuati di problemi e di potenzialità del rapporto tra popolazione e risorse..”

[3] Non sfuggirà in questo senso, l’importanza di tale relazione nella questione parchi. Sul come affrontare tale problematica, sul come pervenire al riconoscimento dei luoghi e procedendo affinché processo stesso ed i saperi del Piano rappresentino e siano adeguatamente  riconosciuti dai saperi locali; Cfr. G. MACIOCCO (2001), op.cit. 

[4] In tale contesto l’evoluzione dell’architettura del paesaggio rappresenta una forma di lettura del territorio provinciale. Processo di conoscenza della “genesi” territoriale, cfr. G. MACIOCCO (2000), op.cit; G. F. DI PIETRO (1999), Il Paesaggio come fondamento del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Arezzo, Elaborati di Piano, Provincia di Arezzo; una sintesi di questo sta in: AAVV. Arte, Architettura Ambiente (2000), Ed Ordine Architetti della Provincia di Cagliari, Cagliari, n. 0; pag. 41 ss.

[5]A. De ROSSI, G. DURBIANO, F. GOVERNA, M. ROBIGLIO (a cura di), (1999), Linee nel paesaggio, esplorazioni nei territori della trasformazione, Ed. UTET, Torino. Vedi in particolare: R. GAMBINO, Il paesaggio tra conservazione e innovazione, pag. 22 ess; e l’interessante discussione intorno al paesaggio tra studenti del laboratorio, docenti, ricercatori e dottorandi, pag. 296 ss.

[6] O della “pianificazione partecipata”: L. GIRAU (2001), Architettura del paesaggio e territorio: una questione aperta. Nuovi saperi, analisi e progetto, luoghi e società, in  A. M. NENCI (a cura di), Profili sociali nell’intervento ambientale. Un confronto di esperienze Spagna - Italia;  per i tipi della Franco Angeli, Milano.

[7] In questo senso, l’analisi dell’architettura del paesaggio nella sua evoluzione offre interessanti spunti creativi per la ricerca. Cfr R.GAMBINO (1999), op.cit; e proprio per comprendere la relazione dei contenuti al passaggio dall’analisi al progetto e in termini operativi al processo gestionale. O quanto dei contenuti della cultura del giardino e del paesaggio è trasferibile nel processo della pianificazione. H. Repton (1752-1818), per primo “salta” tutti i recinti, “percependo” una concezione dell’ambiente comprensiva di tutti i giardini del mondo. Suoi sono anche i famosi Red Book: rappresentazione di scenari paesaggistici, che sono in questo caso pittorico-progettuali “il paesaggio prima e il paesaggio dopo l’intervento”. Cartoncini realizzati a tempera rifiniti in rosso e di straordinaria bellezza. Vedi A. PONTE (1987), Paesaggi artificiali, il caso di H.Repton, in Lotus International n. 52, Electa, Milano. 

[8] Cfr P. CASTELNOVI in R. GAMBINO (a cura di), (1998) , Il senso del paesaggio, op. cit.

[9] A. NENCI (a cura di) (1997), Conoscere e rappresentare la città, Cedam, Padova. 

[10] F. GURRIERI (1983), Dal restauro dei monumenti al restauro del territorio, Sansoni, Firenze.

[11] R. GAMBINO (1999),  op. cit, in nota 5. 

[12]  “scenari” che hanno corrispondenza cartografica.

[13] Le interviste sono state realizzate in presenza, mentre le fotografie sono state sottoposte a valutazione del gradimento estetico culturale ad un gruppo di partecipanti (analisi delle reazioni psicologiche spontanee nella valutazione delle vedute fotografiche). Tale approccio produce un “giudizio” secondo un processo dialettico attinente alla realtà e che può insegnare molto anche in termini di impatto positivo o negativo rispetto alle “produzioni” presenti sul terreno.

[14]  ...si pensi ancora alla questione parchi: cfr. G. MACIOCCO (2001), op. cit. Dal punto di vista operativo, le seguenti considerazioni possono essere indicate in relazione all’uso dell’ intervista. Alcuni spunti derivati dallo studio degli impianti Olmstediani, compresi nelle città americane, in sinergia con l’attuale pianificazione urbana e territoriale, sono offerti da: A. GARVIN (1996),  The American  City, Ed. Mc Graw-Will, New York. L’ interessante volume suggerisce “tra le righe”, alcuni contenuti esplorativi della relazione luoghi e società: I parchi pubblici possono stimolare il miglioramento della città circostante? La società è disposta ad investire strategicamente nei parchi urbani ed in un sistema di parchi territoriali? E con quali scopi? Quali condizioni di mercato si ritengono indispensabili per raggiungere tali scopi? Quali ragioni determinano il successo di un progettato sistema ambientale? Quali le ragioni della loro influenza nella società? Il mercato? Il sito? L’estensione? La qualità della progettazione? Il finanziamento? La capacità imprenditoriale? I tempi? Quali gli elementi che ne determinano la riuscita nelle città già sviluppate? Sull’opera di F. L. Olmsted, soprattutto sulla sinergica attualità delle sue proposte. Cfr. G. PETTENA, W. ALEX (1996), Frederick Low Olmsted - l’origine del parco urbano e del parco naturale contemporaneo, Ed. Centro Di (catalogo Mostra Galleria Uffizi, Firenze); ed anche L. GIRAU (a cura di ), (1998), Atti: Il parco urbano e il parco naturale contemporaneo. L’insegnamento di F.L. Olmsted tra urbanistica ed architettura del paesaggio, Cuec, Cagliari.

[15] Con riferimento specifico all’analisi estetico culturale degli scenari: P. U. P. memoria del 28/1/2000, preparazione dell’istruttoria per la Regione Trexenta-Sarrabus-Gerrei.

[16] Gli amministratori hanno condiviso la procedura, sollecitando “...interviste ai giovani ed ai residenti, per costruire un progetto coerente e adeguato ai comportamenti ed ai desideri degli abitanti, che possono fattivamente indirizzare le stesse prospettive future del progetto di pianificazione. Coinvolgimento che diventa presidio di salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Poiché se è vero che l’ambiente è un investimento offerto ai giovani , questi devono esserne coinvolti...coinvolgimento che diventa fonte di idee per servizi da gestire in forma associata, ma anche per utilizzare meglio le risorse...” ( Linetta Serri, Sindaco di Armungia).

[17] Il territorio della regione è interessato dai seguenti processi di campo: 1) un progetto di raccolta e gestione informatica della pianificazione; 2) le informazioni sui servizi sociali. E nello specifico: 3) il processo di campo relativo all’agricoltura, zootecnia, agriturismo nel Sarrabus Gerrei; 4) uno relativo all’irrigazione nell’area della Marmilla; 5) l’ azione di coordinamento per il reperimento dei fondi necessari allo studio di fattibilità e compatibilità delle opere di infrastrutturazione; 6) la gestione delle aree e dei parchi archeologici e delle aree comprendenti architetture storico-monumentali; 7) l’ accordo di campo sui temi del turismo e dell’ambiente nella zona del Medio Campidano...da: I processi di campo in itinere,  in AA.VV “Piano -  notiziario del piano urbanistico provinciale” (a cura dell’Ufficio del Piano Urbanistico Provinciale), (2000), Ed. Prov. CA, Anno II-aprile, n. 2, “...processi , che nascono specifici per un determinato territorio, ma utili come modelli da applicare ad altri territori”, pag. 4.

[18]  “peculiarità” più volte evidenziate dagli amministratori, i sindaci: T. Melis, P. Cogodi, L. Serri, G. Pitzalis ed altri. Cfr op.cit in nota 15

[19] G. GUADAGNINI (componente del comitato scientifico) in AA.VV. “Piano -  notiziario del piano urbanistico provinciale” (a cura dell’Ufficio del Piano Urbanistico Provinciale), Anno II aprile -n. 3, cfr op. cit; pag. 2.

[20] G. MACIOCCO (2000);  in AA.VV Piano -  notiziario del piano urbanistico provinciale, Anno II aprile-n. 2, pag. 3.

[21] Che ha costituito la prima fase di approccio alla regione del Gerrei. Se si guardano infatti le realizzazioni, queste si realizzano nel territorio in forme ambivalenti, dove i rapporti tra natura e costruito, tra costruzione e ricostruzione variano costantemente mantenendo sempre la doppiezza di una motivazione realizzatrice scaturita da necessità utilitaristiche. Si pensi ad esempio ai campi agricoli, ai rimboschimenti, alle bonifiche, ai miglioramenti fondiari e quindi, ai paesaggi di miniera, ai paesaggi litoranei e per quanto riguarda l’edificato alle relazioni tra architettura ed attività produttiva e motivazioni realizzatrici non sempre negative, e di volta in volta determinate dalla volontà di migliorare la qualità, la quantità ed estensione degli insediamenti e della infrastrutturazione del territorio, dalle caratteristiche socio-antropologiche della popolazione, dall’economia, da una sola di queste o da tutte quante concorrenti. Ma scaturiti anche da concezioni intellettuali ed estetiche. G. PETTENA, P. PIETROGRANDE, M. POZZANA (1998), Giardini, parchi e paesaggi di Toscana. L’avventura delle idee dall’ottocento ad oggi, Ed. Le Lettere, Firenze. Per alcuni riferimenti locali: P. CASTELLI P., L. GIRAU (1996), La lezione della vicenda del progettato parco del Gennargentu in Sardegna; in J. NEGRI, S. FLAIM (a cura di), (1996), Uomini e parchi-oggi. Ricordando Valerio Giacomini, Ed. Amorth, Gardolo di Trento, pagg. 155 e ss

[22] Ciò che Sereni definisce “...l’assetto visivo del paesaggio”; E. SERENI (1961), Storia del paesaggio agrario italiano, Laterza, Bari; cfr. P. CASTELLI P., L. GIRAU (1996), op. cit.

[23] P. CASTELLI (a cura di), (1999), Paesaggi minerari; ed in questo L. GIRAU, Utilità dell’analisi percettiva ed estetico culturale del paesaggio, Università degli Studi di Cagliari, pre-print, ed. Express, Cagliari; approccio dalla similitudine tematica ma con obiettivi di studio “alternativi”. In questa si analizza l’utilità delle potenzialità pianificatorie che l’analisi percettiva può offrire, nel contesto metodologico/sperimentale del paesaggio minerario. Nelle presenti note sono invece approfonditi gli aspetti della “percezione soggettiva”. In realtà le due memorie si integrano, costituendo approcci diversi sullo stesso tema, e comunque mantenendo riferimenti reali col territorio della provincia di Cagliari.

[24] T. TEMPESTA (1989), Introduzione allo studio del paesaggio agrario del Veneto, in suppl. a “Veneto Agricoltura”, n. 5. ”..In un’ottica strettamente economica il paesaggio può essere considerato sia una esternalità delle attività agro-pastorali, sia un bene pubblico puro e quindi, in un’economia regolata unicamente dalle forze di mercato, il suo assetto potrà non essere ottimo dal punto di vista sociale ...solo un intervento pubblico potrà concorrere a correggere il fallimento del mercato ma, perché ciò possa avvenire in modo corretto sarà necessario poter valutare i benefici connessi alla produzione del paesaggio. Come ovvio tali benefici sono da porre in relazione essenzialmente alla domanda di paesaggio...”che soddisfa principalmente a due bisogni: turistico-ricreativi, e culturale. Cfr. T. TEMPESTA (1997), Paesaggio rurale e agro-tecnologie innovative. Una ricerca nella pianura tra Tagliamento e Isonzo, Franco Angeli, Milano; e M. CRIVELLARO, T. TEMPESTA (1999), La valutazione del paesaggio tramite indici estetico-visivi. Un’applicazione nel Parco regionale dei Colli Euganei (Veneto); in AA.VV. Genio rurale-estimo e territorio, rivista di scienze ambientali (1999), n. 4 ed anche: Metodologie per l’analisi del paesaggio rurale; n.10 (1999) Criticità ambientali e cartografia; Edagricole, Bologna.

[25]  Molti sono gli autori che si sono occupati della valutazione del paesaggio utilizzando indici estetico visivi e/o culturali: AA.VV. Landscape and urban planning: n.35:  O.B ANDERSEN, T.R. CROW, S.M. LIETZ, F. STEARNS (1996), Trasformation of a landscape in the upper mid-west, USA: The history of the lowwer St. Croix river valley, 1830 to present, pag 247-267;  ed  inoltre nel: n. 42:  R.L.RYAN (1998), Local perception and values for a midwestern river corridor, pagg. 225-237;  n.43: J.F. PALMER, J.ROOS-KLEIN LANKHORST (1998), Evaluating visible spatial diversity in the landscape,  pag. 65-78;  n.43: L.C. MENDEL, J.B. KIRKPATRICK (1999) 181-190 Assessing temporal changes in the reservation of the natural aesthetic resource using pictorial content analysis and a grid-based scoring system-the example of Tasmania, Australia; pag. 181-190;   n.43:  J.L. CARLES, I.L. BARRIO, J. V. DE LUCIO (1999), Sound influence on landscape values, pag 191-200;   n.44:  S. BURMIL, T. C. DANIEL, J.D. HETHERINGTON(1999) 99-109 Human values and perceptions of water in arid landscapes, pag 99-109.

[26] ....si sono verificati problemi di coerenza, ossia di non condivisione del range di valori proposti e quindi di non poter rendere comparabili i punteggi indicati; così come si sono verificati problemi di foto e immagini molto numerose che hanno confuso la classificazione; o di partecipanti che non si sono presentati. Si sono verificati problemi di composizione del campione degli intervistati (scelto in genere con libertà e autonomia), anche se coerente con i presupposti di “partenza” che ha reso possibile la sperimentazione. Definizione del campione che certamente influisce sui punteggi ottenuti. Palmer,Ross-Klein, Lankhorst (1998), li individua a caso (6 partecipanti, 1 ha rifiutato); altri: Ryan (1998), individua i partecipanti nei proprietari dei terreni sia agricoli che residenziali entro una certa area del campo di osservazione o del paesaggio, da analizzare: approssimativamente tre quarti dei partecipanti sono proprietari di terreni residenziali, ed il rimanente di terreni agricoli. Per un numero di 495 interviste/questionario inviate ne sono rientrate 120, circa il 24%. Alcuni studi hanno evidenziato l’influenza di alcune caratteristiche socio-demografiche sulla percezione del paesaggio: l’età (Ryan, 1998) e il titolo di studio; pochi sono ripetibili facilmente (Brower, 1996) e molto dipende dalla sensibilità amministrativa e politica verso le problematiche ambientali (Brower, 1996).

[27] Anche se il numero varia, a seconda dell’estensione dello “scenario paesaggistico”. Qualcuno ha eseguito censimenti fotografici: 2/3000 foto, altri 72 foto, altri 16 ecc..

[28] L’orientamento internazionale della ricerca, da tempo ha adottato le indagini sulla valutazione estetico culturale del paesaggio, in relazione alla pianificazione paesistica.

[29] La coincidenza tra localizzazione degli scenari e rilievo fotografico consente inoltre, implicazioni pianificatorie del paesaggio di rilievo: Cfr. M. CRIVELLARO, T.  TEMPESTA (1999), op. cit. C. BROWER (1996), Managing to hold our coastal paradise-managing the cultural and aesthetic values of regional landscape; in Atti World Congress IFLA, Paradise on earth the garden of the XXI Century, AIAPP c/o Bosco in città, Milano.

[30] Cfr. O. ANDERSEN, T. R.CROW, S. M. LIETZ, F. STEARNS (1996), op. cit; i cui lineamenti metodologici evidenziano l’importanza di tali informazioni storiche relazionabili al presente ed utili ad interpretare il paesaggio contemporaneo. Lo scopo è quello di documentare la storia del cambiamento o viceversa di confermare la permanenza di consuetudini nell’uso del suolo. Da questo punto di vista fonti come il Casalis od il La Marmora rappresentano per ricchezza di contenuti, insostituibili fonti di informazione per ricerche che riguardino località e paesi dell’Isola. Consentono la costruzione di un quadro cronologico delle trasformazioni ambientali in provincia di Cagliari nell’800. La ricerca degli avvenimenti storici, può descrivere le implicazioni ecologiche di tali trasformazioni nella struttura del paesaggio. Cfr. in proposito ANGIUS-CASALIS (1833), Dizionario geografico storico, statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Ed. Cassone, Marzorati, Vercellotti, Torino, pag.29, vol. I. Alcune pubblicazioni sono importanti per la comprensione della evoluzione storica del paesaggio in Sardegna: O. BALDACCI (1952), Casa colonica e rurale in Sardegna, Olschi, Firenze; A. LA MARMORA (1926, ristampa anastatica, Voyage en Sardaigne; Paris; A.Forni Ed., Cagliari; M. LE LANNOU (1941), Patres et Paysans de la Sardaigne, La Zattera, Cagliari; V.MOSSA (1957), Architettura domestica in Sardegna, Ed. La Zattera, Sassari;  questi ed il citato Angius/Casalis ricorrono spesso nelle note che corredano lo studio cit. in nota 21.

[31] Cfr G.F. Di PIETRO (2000), op.cit.

[32] Gli apporti delle altre geografie (ambientale, storica, dell’organizzazione dello spazio, della popolazione,  e delle economie e delle attività) suggeriscono molti “scenari” ad un tempo caratterizzanti e ravvicinati.

[33] Foto: collezione di Linetta Serri, sindaco di Armungia.Di ausilio la scala 1:10.000 dell’ uso del suolo (cartografia Regione Sardegna) che mostra la suddivisione delle coltivazioni presenti. Nell’analisi del paesaggio e pur considerando obiettivi di ricerca differenti, alcuni studi  individuano: (Tempesta, 1999) 19 siti, e 16 immagini per 4 categorie di scenari paesaggistici. (G. F. Di Pietro, 2000) approda ad 11 tipi di paesaggio definiti sulla base di determinanti storiche e strutturali, quali ad esempio la contrapposizione tra sistema mezzadrile e sistema della piccola proprietà contadina, per definire poi 38 varianti, tramite una serie di indicatori, oltre a quelli ambientali e morfologici, atti a descrivere anche gli specifici processi di trasformazione in atto.

[34] Le foto sono state scelte e poi classificate con un numero relativo alla veduta-scenario paesaggistico. Sono state quindi mostrate ai partecipanti , lasciando un po' di tempo a disposizione, così da calibrare il giudizio e la scala di valutazione.

[35] In questo caso il sindaco di Armungia ed il segretario comunale. A tale proposito le esperienze compiute in altre indagini, non hanno fornito indicazioni univoche, riguardo alla composizione degli intervistati. Del resto la definizione di un campione rappresentativo risulta quanto mai complessa poiché è difficile stabilire a priori quale sia l’universo statistico di riferimento. In questo senso si ricorre frequentemente ad un campione di intervistati articolato dal punto di vista socio-economico. Crivellaro, Tempesta (1999) cfr. op. cit. ha coinvolto 195 soggetti, suddivisi in 6 gruppi. La previsione di compilazioni incomplete e l’alto costo delle interviste individuali, fa optare inoltre per lo svolgimento del rilevamento in gruppi, pag 63 e ss.; cfr. AA.VV. Landscape and urban planning: n. 42, R.L. Ryan (1998), op. cit. e nota 26.

[36] Palmer, Ross-Klein, Lankhorst (1998), cfr. op. cit; li individua a caso (6 partecipanti, 1 ha rifiutato). Nella presente sperimentazione il gruppo è composto da: un manager di azienda informatica, due insegnanti, 2 inglesi (manager e ragioniera), un’artista, un cardiologo, un commercialista, un’architetto, una studentessa liceale.

[37] Cfr. M. CRIVELLARO (1999), op.cit. pag 55 e ss; che similmente procede per il calcolo dell’indice estetico-visivo riferito ad ogni sito anzichè alla singola foto. Cfr. anche MENDEL, KIRKPATRICK (1999), op. cit;  ed inoltre C. N. SCHULZ (1979), Genius loci, Electa, Milano; che offrono interessanti spunti metodologici: gli scenari possono essere numerati e riassunti in una tabella apposita, perfezionando l’analisi per successive approssimazioni, tramite l’ausilio della carta d’ uso del suolo, o ricercando “la presenza” di specifici valori estetico pittorici o compositivi della “veduta” paesaggistica fotografata. 

[38] Sottoposti ad analisi di valutazione del gradimento in funzione dello specifico estetico panoramico da parte di un campione della popolazione. Vedi anche C. STEINITZ (1996), Biodiversity and landscape planning: alternative futures for the Region of Camp Pendleton,California, Cambridge, MA-Logan UT-Corvallis OR-Temecula CA; Cfr. C. BROWN (1996), op. cit.

[39] G.F. DI PIETRO cfr. op. cit.

[40] Segnalazione di percorsi sono deducibili altresì dall’intervista ma anche dai partecipanti a cui si propone “lo scenario paesaggistico”. Per quanto riguarda la possibilità di accesso, l’osservazione comporta la quantificazione del numero dei visitatori: facile, se il numero è alto; difficile, se il numero dei visitatori è basso, da cui si deduce il grado di accessibilità. Cfr. C. BROWN (1996) op. cit; e C. STEINITZ (1996) op. cit.

[41] Misura della lontananza fra l’osservatore ed il panorama: primo piano, secondo piano, sfondo. cfr. C. BRAWN (1996) op.cit; cfr C. STEINITZ (1996), op. cit. © Copyright: All rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta di Luisella GIRAU. 

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